Askatasuna a Otto e mezzo: la fotografia della nostra sinistra
- Postato il 5 febbraio 2026
- Televisione
- Di Libero Quotidiano
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Askatasuna a Otto e mezzo: la fotografia della nostra sinistra
Chi avesse ancora qualche dubbio su cosa pensino gli esponenti a vario titolo del centrosinistra italiano può sempre riguardarsi la puntata di Otto e mezzo andata in onda lunedì sera su La7. Lilli Gruber, che ha parecchio fiuto, ha invitato non a caso Andrea Scanzi e Jasmine Trinca. Il primo, il giornalista del Fatto quotidiano, si propone spesso e volentieri come maître à penser social dei duri e puri.
La seconda, volente o nolente, rientra a pieno titolo in quel mondo dei circoletti rossi, i protagonisti dello spettacolo sempre in prima fila quando c’è da sostenere le battaglie dei compagni. Si parla di Askatasuna e delle violenze di Torino, con i poliziotti aggrediti e un agente preso a martellate. Gli organizzatori vicini al centro sociale hanno rivendicato con orgoglio l'impresa, eppure c’è chi come Scanzi si concentra su altro: «Il governo ha sfruttato politicamente una tragedia, un disastro.
Quei 7-10 secondi che sono diventati virali, strazianti e inaccettabili di cui tutti parliamo. La violenza di 10-20-30 deficienti criminali su quel povero poliziotto per far passare tutta la manifestazione come una congrega di pazzi scatenati, sobillata dai cattivi maestri della sinistra». Insomma, niente dialogo: «Se tu hai un governo che sembra sfruttare politicamente quello che è accaduto per diventare ancor più securitario o ancora più autoritario, allora non puoi dialogare. Mi piacerebbe capire tutto quello che è accaduto per ore e ore, è stata una manifestazione pacifica di cui nessuno parla più e non è possibile che ogni volta per 50-100-200-300 criminali si cancelli tutto il resto, perché i manifestanti erano pacifici e non hanno fatto nulla. Dialogare con un governo che criminalizza tutta l'opposizione, come fai?».
Stessa linea sposata dall’attrice Trinca: «Viene accusato di complicità con la violenza chi semplicemente manifesta un dissenso rispetto allo stato delle cose. Perché io continuo a credere che invece quella parte della società civile che scende in piazza e che manifesta, 50mila persone, è una parte di società civile che partecipa attivamente a un’idea diversa del mondo. E quindi demonizzare le persone che non solo hanno un disagio sociale ma che vorrebbero un’altra visione del mondo mi sembra preoccupante».
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