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Artrosi, un'iniezione per sconfiggerla: la scoperta fa la storia?

  • Postato il 20 aprile 2026
  • Salute
  • Di Libero Quotidiano
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Artrosi, un'iniezione per sconfiggerla: la scoperta fa la storia?
Artrosi, un'iniezione per sconfiggerla: la scoperta fa la storia?

Un'iniezione per battere l'artrosi: una possibile e clamorosa svolta nella battaglia alla malattia, i cui primi risultati sono stati illustrati negli Stati Uniti. Cresce l'attenzione attorno a nuove strategie per contrastare una patologia diffusa e invalidante, legata al progressivo deterioramento della cartilagine articolare. A investire su questo fronte è Arpa-H (Advanced Research Projects Agency for Health), agenzia del Dipartimento della Salute che ha destinato fondi a programmi di ricerca riuniti sotto il nome Nitro (Novel Innovations for Tissue Regeneration in Osteoarthritis).

Tra i progetti più avanzati c’è quello sviluppato da un team multidisciplinare dell’Università del Colorado Boulder, finanziato con 33,5 milioni di dollari. L’obiettivo è mettere a punto una terapia sperimentale capace di invertire i danni articolari in poche settimane attraverso un’iniezione. “Oggi, per molti pazienti, le opzioni sono poche. O si sottopongono a un intervento costoso e complesso, oppure non hanno alcuna alternativa. Le soluzioni intermedie sono rare”, ha dichiarato in una nota Evalina Burger, professoressa e direttrice del dipartimento di ortopedia di Cu Anschutz. “Per questo Arpa-H è così importante”. Il gruppo guidato dall’ingegnera biomedica Stephanie Bryant propone un approccio innovativo: non limitarsi a contenere i sintomi, ma puntare alla rigenerazione dei tessuti danneggiati. “Il nostro obiettivo non è solo trattare il dolore e fermare la progressione della malattia, ma eliminarla”.

 

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Il sistema si basa sulla capacità del corpo di autoripararsi. Una prima tecnica prevede un’iniezione che rilascia gradualmente un farmaco già approvato, grazie a particelle che ne controllano la diffusione direttamente nell’articolazione. Una seconda soluzione, pensata per stadi più avanzati, utilizza biomateriali e proteine che, una volta introdotti, formano una struttura di supporto capace di richiamare cellule progenitrici e favorire la ricostruzione di cartilagine e osso.

I test condotti sugli animali hanno mostrato risultati promettenti: in quattro-otto settimane le articolazioni trattate sono tornate a condizioni sane, con casi di rigenerazione completa nei quadri più gravi. “In due anni siamo passati da un’idea ambiziosa allo sviluppo di queste terapie, dimostrando che possono invertire l’osteoartrosi negli animali”, ha dichiarato Bryant. Restano però da confermare efficacia e sicurezza sull’uomo. I ricercatori puntano a pubblicare i dati entro fine anno e prevedono l’avvio dei trial clinici entro circa 18 mesi. “È emozionante far parte del primo programma di Arpa-H ed essere tra i primi team ad accedere alla seconda fase”, ha dichiarato la dottoressa Bryant.

“Nitro, il primo programma di Arpa-H, è nato da una domanda: e se riuscissimo a far guarire da sole le nostre articolazioni? Due anni dopo, non solo sembra possibile, ma si sta trasformando rapidamente in realtà”, ha dichiarato Ross Uhrich, direttore del programma Nitro di Arpa-H.

 

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Autore
Libero Quotidiano

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