Artemis 2: Alieni a noi stessi
- Postato il 13 aprile 2026
- Scienza E Tecnologia
- Di Paese Italia Press
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di Domenica Puleio
Siamo appena tornati dalla Luna, eppure non siamo mai stati così lontani da casa.
Venerdì sera, alle 17:07 (ora del Pacifico), la capsula Orion è ammarata al largo di San Diego. Un rientro perfetto, una traiettoria da manuale che ha riportato sulla Terra Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen dopo dieci giorni passati a sfidare l’ignoto. Abbiamo battuto il record di distanza dell’Apollo 13, spingendoci a oltre 400.000 chilometri dal fango di questo pianeta. Ma il successo di Artemis 2 non è solo un trionfo della tecnica; è lo schiaffo definitivo alla nostra miseria morale.
È quasi grottesco: siamo capaci di calcolare la traiettoria di un rientro atmosferico a Mach 32, resistendo a temperature di 2.700 gradi, ma non riusciamo a trovare la rotta per un accordo umano elementare. Proteggiamo la vita di quattro astronauti nel vuoto gelido dello spazio con una cura maniacale, ma restiamo a guardare, inerti e bugiardi, mentre i conflitti qui sotto divorano tutto quello che resta del nostro buonsenso.
Il contrasto è violento. Da una parte l’umanità che sfida l’infinito, dall’altra una classe politica fatta di nani che si spacciano per giganti. Mentre festeggiamo il progresso tra le stelle, chiudiamo gli occhi davanti ai fallimenti diplomatici che stanno portando il barile a cento dollari e le piazze al collasso. Ci comportiamo come bambini che hanno perso a nascondino: colti in fallo dalla Storia, inventiamo scuse puerili per coprire il vuoto pneumatico della nostra statura morale.
Artemis 2 ci dice che potremmo essere giganti. La realtà di questo 13 aprile ci dice che abbiamo scelto di essere piccoli. La storia non ci perdonerà questa schizofrenia: essere riusciti a toccare il cielo senza mai avere il fegato di restare umani sulla Terra.
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Foto di Arek Socha da Pixabay
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