Anthony Joshua si ritira, Tyson Fury torna: ecco perché non sono una buona notizia per il solito teatrino dei pesi massimi

  • Postato il 8 gennaio 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Dopo il drammatico incidente stradale avvenuto in Nigeria, dove hanno perso la vita due suoi cari amici e collaboratori, Anthony Joshua sembrerebbe intenzionato a dire addio alla boxe. Manca l’ufficialità, ma lo zio Adedamola ha lasciato trapelare che il match farlocco di dicembre vinto con lo youtuber Jake Paul possa essere l’ultimo in carriera per il peso massimo inglese. AJ è stato campione olimpico (a Londra vittoria immeritata sul nostro Cammarelle), campione del mondo unificato per due volte e gallina dalle uova d’oro per la Matchroom di Eddie Hearn perché il ragazzo classe 1989 ha saputo riempire gli stadi come forse nessun altro nell’ultimo decennio. Fisico scultoreo e volto da attore, è stato un grande della categoria regina, mettendo fine nel 2017 al regno di Wladimir Klitschko, andato giù due volte all’undicesima ripresa. Un suo match è stato una delle sorprese più grandi della storia recente della boxe, sconfitto da Andy Ruiz di cui poi si sarebbe vendicato sei mesi dopo. Non ci riuscì invece con Usyk, che lo sconfisse due volte tra il 2021 e 2022.

Da quel momento la carriera di AJ è entrata nella parabola discendente, ma lui comunque è rimasto uno dei migliori della categoria. L’incontro che non si è mai fatto è quello con Tyson Fury, un derby inglese che avrebbe riempito non uno ma due stadi. Tanta attesa, ma le firme sui contratti non sono mai arrivate. Fury si è ritirato l’anno scorso e proprio in questi giorni l’annuncio – la storia della boxe e del personaggio dimostrano che non poteva accadere niente di diverso – del rientro. La categoria più amata, oltre a perdere un protagonista, rimane senza la possibilità di vedere questo derby tra Manchester e Londra (Anthony è nato a Watford). Fury, con il suo talento e la capacità di fare show, a quasi 38 anni saprà rivitalizzare una categoria che ha sì un campionissimo (non più giovane neanche lui) come Usyk, ma non un trascinatore di folle?

Perché per il resto non si vedono fenomeni in giro. Ha per il momento la cintura WBO Fabio Wardley, uno che viene dalla White Collar Boxing, cioè quella boxe fatta in tutta l’Inghilterra da gente abituata a lavorare otto ore in ufficio e che poi per raccogliere fondi per beneficenza sale sul ring alla sera in tornei regolarmente organizzati. Oggi è uno dei migliori, ha dimostrato di avere il pugno del ko ma non stiamo parlando di Muhammad Ali. C’è sì una promessa, si chiama Moses Itauma, anche lui inglese ma nato in Slovacchia, sta vincendo quasi sempre per ko, è molto giovane (ha appena compiuto 21 anni) e forse non è ancora pronto per Usyk. Il prossimo 24 gennaio combatte a Manchester contro Jermaine Franklin Jr.

Tanto altro non sembra di esserci all’orizzonte. Daniel Dubois, Filip Hrgovic, Joseph Parker hanno talvolta balbettato. Paradossalmente dopo tanti anni (non si vince un Europeo dei massimi da Paolone Vidoz) non siamo poi messi così male in Italia. Guido Vianello frequenta l’America da alcune stagioni, alterna prestazioni grigie ad altre straordinarie e sogna l’occasione mondiale. In Italia si allena anche un cubano, Angelo Morejon, che presto vuole vincere il mondiale Wbc della categoria Bridger per poi salire di categoria e provarci pure lui. Dai dilettanti e passato pro anche Abbes Mouhiidine, come massimo leggero, che da dilettante è stato un campione vero. Ovvio che per i nostri confrontarsi con i top 5 della boxe mondiale sarebbe come disputare un altro campionato, ma chissà che in questo momento di crisi non possano inserirsi anche loro in certi giochi. Ovviamente come è tornato Fury (e come più o meno nella storia sono tornati quasi tutti) magari un giorno potrebbe fare il comeback in questo teatrino dei Pesi Massimi anche Joshua. Ma una sfida tra due quasi quarantenni farebbe bene al movimento o sarebbe un altro colpo mortale a questo sport ancora affascinante ma sempre più umiliato?

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Il Fatto Quotidiano

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