Anno nuovo, scuole al gelo: a lezione col cappotto, aule chiuse, studenti “evacuati”. L’inverno in classe da Torino a Caserta

  • Postato il 11 gennaio 2026
  • Scuola
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Il freddo mette ancora una volta in ginocchio le scuole. Con la ripresa delle lezioni, dopo la pausa natalizia, centinaia di bambini, ragazzi e docenti hanno dovuto fare i conti con caldaie in blocco, termosifoni spenti, allagamenti. Dal Nord al Sud si ripete un canovaccio già visto negli anni scorsi: aule chiuse o studenti al freddo con “conseguenze sull’apprendimento”, spiega Rosita Romeo, sociologa dell’ambiente e autrice con Mirko Giuntini di Progettare il comfort abitativo. Benessere, salubrità e qualità ambientale nella realizzazione degli spazi (Maggioli editore).

Il rientro tra i banchi è stato difficile a Torino all’istituto superiore Zerboni in Borgata Vittoria: per due volte i tecnici di Città Metropolitana sono dovuti intervenire su segnalazione del dirigente che ha comunque permesso ai ragazzi di tornare a casa prima nella giornata di mercoledì, perché il “freddo era diventato fastidioso”.

A Bologna, situazione critica al Galvani, nella succursale di via don Minzoni, dove giovedì mattina il riscaldamento era spento. I vertici della scuola per ovviare al problema senza far perdere giorni agli studenti hanno deciso di convogliare tutti nella sede di via Castiglione. Secondo quanto riportato da La Repubblica, si sarebbe trattato della valvola di un termosifone che si è aperta durante la pausa natalizia. Temperature da Groenlandia anche al Belluzzi – Fioravanti e al Righi, dove al terzo piano nessuno ha potuto metter piede giovedì tanto che si è pensato di cambiare i radiatori. A Pianoro, invece, l’impianto è andato in blocco e a Cà de Fabbri il termometro in aula è sceso a dodici gradi.

Nella capitale, il maltempo dei giorni scorsi, ha creato disagi al liceo Albertelli, che si è trovato allagato e i ragazzi hanno proseguito le vacanze. Chiusa anche la scuola primaria Simoncelli dell’istituto comprensivo Uruguay. In panne anche i termosifoni del liceo Plauto e della secondaria Fratelli Cervi.

A Caserta, alla media Giannone, i ragazzi hanno fatto lezione con il cappotto perché l’amministrazione non ha riparato i caloriferi in tempo per il rientro a scuola.

Tante le proteste dei genitori ma anche degli allievi. La Rete degli Studenti Medi del Lazio ha denunciato le gravi condizioni in cui versano numerosi edifici scolastici del territorio: “Al rientro dalle vacanze di Natale sono state numerose le segnalazioni degli studenti: all’Iiss Luca Paciolo di Bracciano i bagni erano inagibili a causa delle infiltrazioni d’acqua e i termosifoni erano spenti; al liceo Niccoló Machiavelli gli studenti sono stati costretti a fare lezione con le finestre aperte perché rotte; al Plinio Seniore è caduto in pezzo di soffitto in una classe; all’Isabella D’Este di Tivoli è stata attivato la dad causa dei termosifoni spenti. Una situazione che non rappresenta più un’emergenza occasionale, ma un problema strutturale che si ripete ogni anno, mettendo a rischio la salute, la sicurezza e il diritto allo studio”, spiega la coordinatrice regionale Bianca Piergentili.

“Il comfort non è un lusso. In un’aula fredda il sistema nervoso attiva risposte di compensazione: vasocostrizione, aumento del tono muscolare, maggiore dispendio energetico. Risorse che vengono sottratte alle funzioni cognitive superiori: attenzione, memoria di lavoro, capacità di apprendimento”, spiega a ilfattoquotidiano.it Romeo, che è una delle maggiori esperte in Italia di edifici ad alta efficienza energetica. La sociologa insiste su un aspetto che spesso è sottovalutato: “L’interazione tra uomo e ambiente è profondamente dialettica”.

Soluzioni? Per Romeo vanno spesi meglio i soldi. “Spesso – dice la consulente di Casa Clima – cambiare un impianto è poco utile se non viene riqualificato l’involucro dell’edificio. In una classe la temperatura d’inverno dev’essere tra i 22 e i 24 gradi con un’umidità del 40-60%. Inoltre, dev’essere garantita la qualità dell’aria che si respira: se il CO2 è alto ovvero raggiunge i 600 ppm cala la nostra prontezza, la nostra attenzione; possono insorgere sonnolenza, mal di testa e ci può essere una maggiore diffusione di virus”.

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Il Fatto Quotidiano

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