Anm e pro-Pal, la saldatura con cui la sinistra cerca 14 milioni di voti
- Postato il 25 marzo 2026
- Giustizia
- Di Libero Quotidiano
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Anm e pro-Pal, la saldatura con cui la sinistra cerca 14 milioni di voti
Per capire cosa succede ora a sinistra bisogna guardare tre numeri. Cominciando dal più grande: 14,5 milioni, o poco meno. Sono gli italiani che domenica e lunedì, nelle sezioni elettorali sul territorio italiano, hanno votato No al referendum. È il bottino che fa gola a Elly Schlein, Giuseppe Conte e i loro alleati. Il secondo numero è 11,7 milioni: la somma dei voti presi nel settembre del 2022 dalla coalizione di centrosinistra e dal movimento Cinque Stelle, che alle prossime elezioni si presenteranno alleati. Terzo e ultimo numero, 12,3 milioni: gli italiani che allora votarono per la coalizione di centrodestra, assegnandole la maggioranza di seggi in parlamento. La morale politica che ne hanno ricavato a sinistra è semplice: se riescono a trasformare il campo largo nella coalizione del No, alle elezioni del prossimo anno non ce n’è per nessuno. Significa ripetere, nel periodo che ci separa dal voto, tutto quello che si è detto e fatto negli ultimi mesi. Amplificare gli stessi slogan, argomenti e toni che ruotano attorno al triplo filo che lega quest’area politica all’Anm e includono l’opposizione radicale a Israele e agli Stati Uniti. Se quelle parole d’ordine hanno mobilitato tanti italiani adesso, per quale motivo non dovrebbero farlo tra dodici mesi?
Anche perché non c’è nulla d’innaturale nella saldatura tra pangiuridicismo e ossessione anti-israeliana. Lo conferma quella magistratura militante, coperta e legittimata dall’Anm, che teorizza il diritto di ogni tribunale di processare e condannare qualunque rappresentante dello Stato di Israele. È proprio a questa magistratura che si appella il Pd, quando chiede alla procura di Roma di far arrestare l’ex generale israeliano Ofer Winter, accusato per fatti avvenuti nel 2014, qualora nei prossimi giorni metta piede in Italia. Il partito di Schlein vuole che «risponda delle sue azioni contro la popolazione palestinese di fronte ai tribunali italiani». Repubblica esalta la «generazione Gaza», riferendosi ai giovani pro-Pal che sono andati ai seggi del referendum convinti di votare contro il «genocidio» e non per lasciare il Csm nelle mani delle correnti, ma potrebbe chiamarla anche «generazione ayatollah». La sinistra italiana recupera i suoi vecchi stilemi anti-imperialisti e anti-americani, li aggiorna come «resistenza» a Donald Trump e propone i tribunali internazionali come soluzione ai mali e alle ingiustizie del mondo.
Assieme a questa partita se ne gioca un’altra, interna all’alleanza: guiderà il campo largo, e sarà dunque candidato premier, chi saprà interpretare meglio la voce del popolo del No. Ovvero chi mostrerà identico manicheismo e impeto giacobino. Conte è già al lavoro. Il Pd, da Schlein in giù, aveva chiesto le dimissioni di Andrea Delmastro, qualche singolo esponente vuole la testa di Carlo Nordio; il capo del M5S offre invece il servizio completo: invoca le dimissioni dell’intero governo, a partire da Giorgia Meloni, che sulla riforma bocciata «ci ha messo la faccia». Prima di portare quel popolo ai seggi elettorali, Conte vuole vederlo sfilare ai gazebo delle primarie di coalizione. Se quella platea è controllata dalle burocrazie dei partiti, lui è sconfitto in partenza; ma se è aperta alla «società civile» del No, il gioco cambia, anche perché lui è molto più bravo di Schlein a parlare il linguaggio della forca. E sarà difficile per la segretaria del Pd avere primarie di coalizione blindate, dopo che lei stessa ha vinto quelle del suo partito grazie al fatto che erano state aperte a tutti. È lo stesso motivo per cui Silvia Salis, sindaca di Genova, vuole scegliere il candidato premier tramite «una discussione interna» tra i dirigenti dei partiti e non con le primarie: sa che si ridurrebbero a una contesa tra chi titilla meglio la rabbia dei votanti, e lei non avrebbe possibilità.
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Carlo Calenda, ormai osservatore esterno dello spettacolo, considera la partita già chiusa con il referendum. «Le scene che abbiamo visto alla procura di Napoli fanno capire quello che sarà», dice. «La sinistra si è consegnata a questa cosa qua, la linea sarà quella che detteranno Conte, Gratteri, Travaglio e Landini. E sarà Conte il leader del centrosinistra, questa linea la interpreta meglio lui». Dire che la partita è chiusa è esagerato, ma per contendere il primato al leader del M5S Schlein dovrà corrergli dietro e sorpassarlo lungo quella traiettoria. Il nome del portabandiera potrà cambiare, il programma no: lo ha scritto l’Anm ed è perfetto così.
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