Anche sui social Meloni cambia strategia sul referendum per sedurre gli indecisi

  • Postato il 16 marzo 2026
  • Di Il Foglio
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Anche sui social Meloni cambia strategia sul referendum per sedurre gli indecisi

La campagna elettorale di Giorgia Meloni per il referendum sulla riforma della giustizia procede per fasi. Nessuna uguale alla precedente. All'inizio la premier ci aveva abituati a un ambiguo silenzio: contenuti social centellinati e mai presente a un evento pubblico. E tutto con un obiettivo chiaro: non politicizzare lo scontro con la magistratura e con il fronte del No, che ha invece indirizzato su questa strada la propria campagna sin dall'inizio. Poi, il pensiero di essersi mossa tardi ha alimentato il tono incendiario di alcune sue dichiarazioni postate sui social su decisioni considerate sbagliate di alcuni giudici in tema di immigrazione o sulla vicenda della famiglia nel bosco, fino all'apice dell'intervento dello scorso 12 marzo a Milano, quando Meloni ha in sostanza detto: "Se vince il No, stupratori, pedofili e immigrati tornano in libertà". Parole che da una parte aiutano a mobilitare l'elettorato più identitario, ma dall'altra rischiano di far perdere diversi elettori, potenzialmente favorevoli alla riforma, ma spaventati di fronte a toni così perentori.

 

E così, ancora una volta, Meloni ha affinato la tecnica comunicativa. Consigliata in questa direzione anche dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano - ex magistrato e da sempre sostenitore della linea "parliamo dei contenuti" - Meloni ha provato a raggiungere e a parlare a quel bacino di elettorato di sinistra, centrosinistra e centro, che pur posizionandosi all'opposizione del suo governo, sarebbero teoricamente a favore della separazione delle carriere. Queli indecisi insomma che alle urne fanno la differenza. Si spiega così il video "spiegone" di 13 minuti postato sui social dalla premier la settimana scorsa, ma anche, anzi soprattutto, due iniziative più recenti.

 

Il primo tentativo di avvicinamento lo ha fatto ricondividendo un video di Stefano Ceccanti, ex deputato del Pd e membro del comitato "Sinistra per il Sì", di cui fanno parte moltissimi esponenti dell'area riformista e progessista, spesso vicini proprio al Pd. Nella didascalia del filmato, la premier scrive: "Il professor Ceccanti, costituzionalista ed ex parlamentare del Partito Democratico, sicuramente non tacciabile di essere un mio sostenitore o elettore, spiega in pochi secondi perché votare Sì al referendum. Un invito ad andare oltre appartenenze politiche e contrapposizioni ideologiche, guardando semplicemente al merito del quesito". Il senso del post risiede proprio in quest'ultima frase, con la premier speranzosa del fatto che al di fuori di obbedienze militari alle indicazioni del proprio partito, a sinistra possano cambiare idea sul referendum scendendo nel merito della questione.

 

 

Un secondo post è stato fatto prendendo uno spezzone di un'intervista della sua intervista a Il Dubbio. La domanda posta dal giornale alla premier parlava di come alcuni grandi esponenti a sinistra sposino i punti della riforma, definendola anche come "corretta", ma che per dinamiche politiche legate all'indebolimento che una sconfitta porterà all'esecutivo, voteranno no. È il caso di Goffredo Bettini, fondatore del Pd nel 2007 che inizialmente si era schierato a favore, salvo poi fare retromarcia. Dietro al ripensamento, c'è un ragionamento meramente politico. "I cittadini - risponde Meloni - non devono cadere in questa trappola, nella quale più di qualcuno vorrebbe cascassero. Devono andare a votare pensando a ciò che serve e che reputano più utile per l’Italia, non a ciò che conviene al Governo o ad un partito. E lo dico perché i governi passano, i partiti pure, ma la Costituzione rimane e incide sulla vita di tutti. Questa riforma non è di destra né di sinistra. È una riforma di semplice e puro buonsenso, e non è affatto un caso che molti dei punti che prevede – dalla separazione delle carriere al sorteggio per il Csm – siano stati proposti in passato da chi oggi li contesta con tanto impeto, col solo obiettivo di attaccare politicamente il Governo. Ma la verità  - continua - è che questa riforma è una riforma giusta e che riguarda la vita di tutti, la nostra libertà e i nostri diritti. Dopo decenni di rinvii, tentativi falliti e occasioni mancate, siamo arrivati all’ultimo miglio. Il traguardo è in vista, ma riusciremo a tagliarlo solo se i cittadini ci daranno una mano". Un tipo di comunicazione che si rivolge a un target preciso, a una parte politica precisa. Piccola, certo, ma una nicchia che in questa partita può davvero essere decisiva.

 

 

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Autore
Il Foglio

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