Amt, in arrivo il bilancio con “buco” da 56 milioni: ora il Comune deve trovarne altri 23
- Postato il 27 gennaio 2026
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- Di Genova24
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Genova. Si riunirà il 30 gennaio il consiglio di amministrazione di Amt Genova per approvare finalmente il bilancio 2024 e il piano di risanamento con le indicazioni per tenere in piedi l’azienda nei prossimi tre anni. A dare il via libera definitivo sarà poi l’assemblea dei soci. È quanto emerge al termine della riunione di lunedì sera tra sindacati (Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisal), Comune e azienda. Per Palazzo Tursi presenti il vicesindaco Terrile e l’assessore alla Mobilità Robotti, mentre per Amt non c’erano né il presidente Berruti né il direttore generale ad interim Ravera: al loro posto il direttore del personale Serra e il responsabile delle relazioni industriali Cosma.
Secondo le indiscrezioni che trapelano dal vertice, il 2024 dovrebbe chiudersi con una perdita di 56 milioni di euro che andrà a erodere il capitale sociale per 38-39 milioni di euro. Numeri che differiscono in parte da quelli dell’analisi commissionata a PwC negli scorsi mesi (lì si parlava di 74,5 milioni in negativo) ma che in ogni caso costringono il Comune di Genova, in quanto azionista di maggioranza, ad accantonare altri 23 milioni di euro nel proprio bilancio oltre ai 15 già messi da parte.
Queste cifre non vanno confuse con quelle rilevate dalla Procura che a dicembre aveva chiesto il fallimento di Amt gravata da oltre 200 milioni di debiti (ai quali, naturalmente, devono essere contrapposti i crediti) a partire dall’istanza di Menarini, uno dei principali creditori. Su questo capitolo l’udienza è fissata al 12 febbraio, mentre va avanti in parallelo l’inchiesta aperta per falso in bilancio e bancarotta fraudolenta. Proprio lunedì la guardia di finanza è stata negli uffici di via Montaldo per acquisire tutta la documentazione relativa ai conti della società a partire dal 2020.
Una volta sbloccato il bilancio, si continuerà a lavorare su più fronti per evitare il fallimento. Entro il 20 febbraio ci sarà un nuovo appuntamento in tribunale per la proroga per altri 120 giorni delle misure di protezione nell’ambito della procedura di composizione negoziata della crisi che sospende gli obblighi contabili e quelli nei confronti dei creditori.
Nel frattempo la Città metropolitana dovrà concludere l’istruttoria per liberare le risorse aggiuntive sul contratto di servizio (circa 24 milioni su un’integrazione complessiva di 35 milioni all’anno), in modo da colmare la cosiddetta sotto-compensazione che ha contribuito alla crisi di Amt. Sul piatto anche i contributi del ministero dell’Ambiente per le politiche di gratuità, che dovrebbero portare in cassa dai 10 ai 20 milioni di euro. Insieme ai soldi messi da Regione e Comune, e insieme alla manovra tariffaria, queste risorse avranno la funzione di tenere l’azienda in equilibrio evitando gli scompensi degli ultimi anni.
La partita più delicata, però, è anche di ordine politico e si gioca con la Regione Liguria, che avrà un ruolo cruciale nel futuro dell’azienda. Le cifre al vaglio del consiglio di amministrazione quantificano in 110 milioni l’iniezione di capitale necessaria per ripianare il deficit e al tempo stesso pagare i debiti nell’arco di cinque anni. Il presidente Marco Bucci ha detto più volte di essere pronto all’ingresso immediato nella compagine azionaria, a condizione di poter vedere il bilancio 2024. Tra pochi giorni la richiesta sarà soddisfatta e piazza De Ferrari dovrà decidere le prossime mosse, tenuto conto che va ancora concretizzata la nuova agenzia del trasporto pubblico istituita con un’emendamento alla riforma della sanità.
Intanto sembrano esserci poche speranze per la riorganizzazione del servizio chiesta a gran voce dai sindacati: si tratterebbe di riscrivere l’orario in base alle reali disponibilità di mezzi e personale, mettendo i tagli nero su bianco ma guadagnando in regolarità. Un’azione che Amt e Comune stanno cercando di rinviare per non compromettere la procedura in Città metropolitana: se si formalizzasse una riduzione delle corse, la sotto-compensazione potrebbe essere più difficile da riconoscere. Oggi si stimano 200 bus fuori uso (anche se, dopo i primi pagamenti ai fornitori, stanno tornando i pezzi di ricambio) e un centinaio di autisti mancanti. Proseguono con le parti sociali i ragionamenti sull’efficientamento interno e in particolare il fondino per l’esodo incentivato del personale, da sostituire con neo-assunti meno onerosi).