All’ultimo, gli uomini ritornano uomini. Lettera da una parata sul web

  • Postato il 3 febbraio 2026
  • Di Il Foglio
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All’ultimo, gli uomini ritornano uomini. Lettera da una parata sul web

Scivola sul pc, fra un lancio su Sinner e un altro Sinner, una parata a Teheran delle Guardie della Rivoluzione, il braccio armato della Guida Suprema Ali Khamenei. Mi fermo a osservare come migliaia di uomini procedano in sincronia perfetta, il pugno levato alla medesima inclinazione, i fucili paralleli. E sotto i berretti, quasi uguali anche le facce. Mille uomini trasformati in una macchina – in una “cosa” unica, governabile a un semplice comando. Ciò che si ripete da secoli. La guerra, o già l’idea della guerra, cancella l’individuo. Esige moltitudini sottomesse, che rispondano – semmai un giorno interrogate: “Ho obbedito agli ordini”.

  

Prima che la Russia invadesse l’Ucraina avevo osservato con inquietudine la parata del Giorno della Vittoria del 2021, a Mosca. Sgomentava la processione di carri armati e di missili: dormienti, neri, terribili. E gli uomini: cloni nei plotoni geometricamente perfetti, non uno che sbagliasse la cadenza rigorosa del passo. Come se negli addestramenti si lavorasse fondamentalmente a sopprimere quell’unicum, che ogni uomo è.
Anche i nostri padri e nonni arruolati dal fascismo marciavano così. Il messaggio era ed è: siamo una moltitudine compatta e inarrestabile, una macchina che vi annienterà.

   

Ma so da mio padre Egisto, alpino con la Julia sul Don, come vanno poi realmente le cose, quando le trombe e gli inni tacciono, e nelle trincee guerra si fa vera. Quando i feriti si aggrappano alle slitte stracariche e ne vengono respinti, quando nelle notti a trenta gradi sottozero le porte delle isbe non aprono ai congelati: chi è dentro si barrica. Quando un colonnello, nella disfatta, si punta una pistola alla tempia, e un suo ufficiale con pietà lo ferma: “Lasci stare, signor comandante”. Quando i moribondi pregano, e i più giovani, vent’anni, invocano la mamma. Sono tornati figli: ciascuno unico. Da figli, pregano di non morire. Le parate, gli inni minacciosi: l’inganno ora è disfatto. All’ultimo, da moltitudine gli uomini tornano uomini.

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Autore
Il Foglio

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