All’Anagrafe Centrale di Torino l’arte diventa impegno civile: una mano d’acciaio contro la violenza di genere
- Postato il 2 febbraio 2026
- Società
- Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – Un luogo dove un tempo le identità venivano cancellate oggi ospita un’opera che chiede di riconoscerle, difenderle, proteggerle. Venerdì 30 gennaio 2026, all’Anagrafe Centrale di Torino, è stata inaugurata l’installazione “Insieme fermiamo la violenza”, ideata dall’artivista viandante Rosalba Castelli e promossa da Artemixia APS ETS, insieme all’apertura della mostra “Rosso indelebile – Sentieri Antiviolenza”, esposizione di arte contemporanea e pratiche di prevenzione che intreccia generazioni, esperienze e storie diverse, comprese quelle delle detenute della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno.
L’iniziativa si inserisce in un percorso artistico, educativo e civile che da otto anni attraversa Torino, trasformando l’arte in strumento di consapevolezza, memoria attiva e prevenzione della violenza di genere, con il coinvolgimento diretto di scuole, cittadinanza, associazioni e istituzioni.
Dall’ex manicomio al luogo delle identità
Il valore simbolico dell’intervento parte dal luogo che lo ospita. L’Anagrafe Centrale sorge infatti nell’edificio che dal 1834 al 1973 fu sede del Regio Manicomio Femminile: una struttura vasta quanto un quartiere, dove furono recluse centinaia di donne. Non solo persone con disturbi psichici, ma anche donne considerate “scomode”, fuori dai ruoli sociali di figlia, moglie o madre, allontanate per ragioni familiari, economiche o ereditarie.
Le testimonianze raccontano di grida udite oltre i cancelli, di vite isolate e silenziate. Oggi, nello stesso spazio, si registrano nascite, nomi, legami, cittadinanze: l’anagrafe come scrittura ufficiale dell’esistenza civile. È proprio in questo passaggio – da luogo di segregazione a luogo di riconoscimento – che si concentra la forza dell’installazione.
Affermare qui il tema dei diritti significa ricordare che non sono mai definitivamente acquisiti e che la loro negazione riguarda l’intera comunità, non solo le singole persone.
Una mano monumentale contro il silenzio
L’opera “Insieme fermiamo la violenza” fa parte del progetto Rosso Indelebile 2.5 – Sentieri Antiviolenza e prosegue un percorso già avviato in altri luoghi del territorio, come il Parco Commerciale Dora e Almese.
L’installazione rappresenta una mano monumentale composta da sette lastre di acciaio. È il simbolo della forza collettiva necessaria per contrastare la violenza e spezzare il muro del silenzio e dell’indifferenza. Solo la lastra centrale consente il passaggio di una mano dall’altra parte del muro: un gesto semplice ma potentissimo, che rende visibile la possibilità dell’incontro, dell’attraversamento, della responsabilità condivisa.
La realizzazione è stata sostenuta anche attraverso un crowdfunding pubblico. I nomi di chi ha contribuito, insieme a quelli delle reti e delle realtà impegnate contro la violenza di genere, sono incisi alla base dell’opera. Una scelta che dialoga direttamente con la storia dell’edificio: sulle pareti dell’ex manicomio sono ancora presenti le targhe dei grandi donatori del passato, legati a una struttura di controllo e reclusione. A quella memoria verticale del potere, l’opera contrappone oggi una memoria orizzontale, fatta di nomi comuni, partecipazione e alleanze.
Anche l’impianto di illuminazione diventa parte del messaggio: è stato realizzato da una classe del corso per elettricisti della Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri di Giaveno, rendendo l’installazione esito concreto di un percorso formativo e di protagonismo giovanile.
“Rosso Indelebile”: arte, scuola e carcere
Contestualmente è stata inaugurata la mostra “Rosso indelebile – Sentieri Antiviolenza”, parte del progetto Rosso Indelebile 2.6 – Orme d’ombra: Comunità Attive 2026, promossa da Artemixia e diretta artisticamente da Rosalba Castelli.
L’esposizione riunisce opere di:
- studentesse e studenti del Liceo Artistico Passoni (classi 4E e 4O)
- allieve e allievi della Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri di Giaveno
- detenute della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno
Proprio dal carcere arriva uno dei nuclei più intensi del progetto: le opere sono legate al laboratorio “Ricamare il Ricordo”, condotto dall’artista Giovanna Mavilia insieme a Rosalba Castelli, Sara Francesca Molinari e Margherita Masera. Il laboratorio fa parte dell’esperienza “Orme d’ombra”, un cammino di sensibilizzazione e memoria che per 100 giorni ha attraversato la Sardegna, portando e depositando nei luoghi simbolici i nomi e cognomi delle donne vittime di femminicidio, come gesto artistico e civile.
Accanto a queste produzioni, la mostra ospita anche opere di Vittoria Gado, Manuela Fà, Greta Locatelli, Maria Luisa Pilia, Giovanna Mavilia, Giovanna Sinatra, Giovanna Ciquera, Teresa Ribuffo, Margherita Garetti e Claudio Bellino, con la presenza delle performer Angela Vuolo, Cristina Schembari e Margaret Lanterman.
Durante il periodo di apertura sono previste visite guidate gratuite per le scuole, condotte dalla stessa Rosalba Castelli.
L’arte come spazio di responsabilità
Non è solo una mostra, né soltanto un’installazione. Il progetto costruisce un ponte tra memoria storica, educazione e impegno civile, trasformando un luogo segnato dalla negazione dei diritti in uno spazio di responsabilità collettiva.
La mano d’acciaio all’Anagrafe non si limita a “stare” nello spazio pubblico: invita ad attraversarlo, a esporsi, a prendere posizione. Perché fermare la violenza, qui, non è uno slogan. È una chiamata diretta alla comunità.
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