Alfonso Signorini scrive: “Care lettrici, cari lettori… Tacere a volte è un gesto di lucidità, persino di eleganza morale. Il silenzio rivela il senso del limite tra ciò che è pubblico e ciò che è privato”

  • Postato il 8 gennaio 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Alfonso Signorini è stato ascoltato ieri 7 gennaio dalla Procura di Milano nell’ambito dell’indagine per violenza sessuale ed estorsione nata dalla denuncia dell’ex concorrente del Grande Fratello Vip Antonio Medugno. Il giornalista e conduttore televisivo si è presentato accompagnato dai suoi legali Daniela Missaglia e Domenico Aiello. E oggi giovedì 8 sul numero di Chi in edicola è uscito il suo classico editoriale: “Care lettrici, cari lettori, c’è stato un tempo in cui il silenzio faceva paura. Oggi fa scandalo. In una società dove tutti parlano, commentano, urlano, spiegano, si giustificano, si assolvono e si condannano in tempo reale, il silenzio è diventato un atto sovversivo. Quasi una provocazione. Perché il silenzio, oggi, non è assenza: è una scelta”, le parole del giornalista.

Non un riferimento diretto a quanto accaduto dopo la messa online della puntata del programma youtube di Fabrizio Corona, Falsissimo, ma una sorta di celebrazione del silenzio, almeno, di un certo tipo di silenzio: “Viviamo immersi in un rumore continuo. Non solo acustico, ma mentale, emotivo, morale. Un flusso ininterrotto di parole che non chiedono ascolto, ma attenzione. Like, share, titoli acchiappa-click, dichiarazioni “rubate”, smentite gridate più delle accuse. Tutto deve essere detto, subito”. Secondo Signorini “tacere, a volte, è un gesto di lucidità, persino di eleganza morale” e “il silenzio è anche questo: una selezione naturale dei propri interlocutori”. Ancora, il direttore editoriale di Chi – carica che ha mantenuto – continua spiegando che il silenzio “rivela una cosa che oggi manca terribilmente: il senso del limite. Il limite tra ciò che è pubblico e ciò che è privato. Tra ciò che è opinabile e ciò che è sacro”. Un lungo testo, che si conclude con la considerazione che “una parola detta dopo il silenzio vale doppio. Una frase pensata pesa più di cento dichiarazioni impulsive. E un silenzio scelto può fare molto più rumore di qualsiasi urlo”. E la chiosa: “In fondo, il vero atto rivoluzionario oggi non è parlare. È sapere quando e con chi farlo. Alla prossima!“.

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Il Fatto Quotidiano

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