Alessio, il santo dei barboni

  • Postato il 29 marzo 2026
  • Cronaca
  • Di Agi.it
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Alessio, il santo dei barboni

AGI - È il santo dei barboni. Alessio per 17 anni ha dormito nel sottoscala. Voleva scomparire da questo mondo per trovare Dio nell’altro. E alla fine il mendicante - nato a Roma nel IV secolo d.C. - pare ci sia riuscito. È salito agli onori degli altari a furor di popolo, è stato proclamato dalla Chiesa protettore degli accattoni (festa il 17 luglio) e nel 1217 papa Onorio III gli ha dedicato una basilica costruita nel quartiere Aventino a Roma, che porta il suo nome e quello del martire Bonifacio.

Il santo sembra un vagabondo dei giorni nostri. Non di quelli che con una mano implorano e con l’altra magari versano soldi sul proprio conto corrente milionario (è successo). Ma di chi preferisce starsene ai margini, rannicchiato sul marciapiede sotto cumuli di coperte perché sgomitare in mezzo alla vita lo disumanizza più della povertà.

Le leggende e le contraddizioni

Va subito detto che sul personaggio di leggende ne fioccano diverse. Ne esistono almeno tre: siriaca, greca e latina. C’è un filo rosso però che le unisce tutte: la trama generale della storia. Punto primo, Alessio avrebbe vissuto sempre nella contraddizione apparente, nel paradosso. Proveniva da una famiglia ricca e famosa (il padre era un senatore dell’impero), eppure ha scelto di essere anonimo e malmesso. Possedeva molto ma si è fatto bastare poco: l’abito vecchio, lo spicciolo nella tasca degli altri, un minimo di carità. Chiedeva l’elemosina e poi dava tutto ai miserabili.

La grande fuga e il prodigio

Secondo, la grande fuga. La tradizione latina racconta che il giorno del suo matrimonio (o della sua prima notte di nozze) il giovane non ce l’ha fatta ad accontentare sposa e genitori. Scappa. Arriva fino a EdessaSiria settentrionale, oggi Turchia - dove trascorre diciassette anni da accattone davanti a una chiesa. Fino al giorno del prodigio, quando la Madonna ritratta in un quadro avrebbe parlato al custode dell’edificio dicendogli di ospitare quell’uomo di Dio.

Il ritorno a Roma e il non riconoscimento

Quindi in giro si comincia a parlare di Alessio il Pio. Però lui non vuole: ha scelto di essere niente e non qualcuno. Così scappa di nuovo. E qui comincia il terzo tempo del film sul santo. Per le strane rotte del destino – si dirà della Provvidenza – il mendicante si ritrova a Roma. E a quale porta va a bussare per chiedere ospitalità? A quella di casa sua. I genitori però non lo riconoscono. Negli anni passati lo hanno fatto cercare ovunque dai loro servi: in città, in Italia, all’estero, fino a Edessa (casualità della leggenda). E ora che lo hanno davanti agli occhi non si accorgono di lui. Un altro paradosso. Il padre non lo caccia, gli offre il sottoscala dove il santo dormirà ogni notte per diciassette anni.

La morte e il rotolo

L’ultimo fotogramma parla di un Alessio stanco, consapevole di essere arrivato al termine della sua vita. E con le forze che gli sono rimaste decide di scriverla. Ci riesce. Poi si abbandonerà alla morte (intorno al 412). Il resto è abbellito dalla meraviglia. L’agiografia dice che sono state le campane di Roma che improvvisamente si sono messe a suonare avvisando della sua dipartita. Nel sottoscala si fiondano tutti, persino il pontefice (qualche fonte parla anche dell’imperatore). Sarà lui a sfilare il rotolo dalla mano di Alessio e a leggere l’odissea.

Il monumento e il paradosso finale

Oggi la storia del venerabile è simboleggiata nel monumento marmoreo del XVIII secolo conservato nella basilica che porta il suo nome (assieme a quello di Bonifacio). Si tratta di un’opera policroma firmata dall’artista berniniano Andrea Bergondi. La scultura immobilizza l’istante tra la vita e la morte: in alto i gradini (conservato anche un frammento dell’antica struttura lignea), sotto il santo disteso e ai lati, a mezz’aria, due angeli che lo assistono nel momento del trapasso. Nella Capitale la chiesa è un luogo ricercato per celebrare il proprio matrimonio, proprio il giuramento che Alessio non ha voluto pronunciare per scegliere di promettere fedeltà a un Altro. Ancora un paradosso.

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Autore
Agi.it

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