Il trionfo di Carlos Alcaraz contro Novak Djokovic ha chiuso un'edizione memorabile degli Australian Open 2026. Ma oltre ai colpi da campioni, a far discutere è stato un sottile braccialetto nero apparso (e poi sparito) sui polsi dei protagonisti: il Whoop. Molti spettatori si sono chiesti perché gli arbitri abbiano costretto sia lui che Jannik Sinner a sfilarsi il dispositivo durante i match.
Abitualmente utilizzato da molti atleti, professionisti e non, per monitorare il proprio stato fisico, il braccialetto è diventato uno dei gadget più diffusi degli ultimi anni, tanto da essere acquistabile online per poche centinaia di euro, a seconda del modello. Ma da dove viene e, soprattutto, come funziona?. Le origini "fisiologiche". Innanzitutto, il Whoop non nasce sui campi da tennis ma da… squash. Il suo ideatore, Will Ahmed, atleta universitario statunitense, cercava un modo per capire se stesse migliorando davvero le sue prestazioni o se stesse semplicemente accumulando fatica. Anche se disponeva di tabelle precise e di staff qualificati, gli mancava uno strumento capace di trasformare i segnali fisiologici invisibili in dati oggettivi e continuativi. Da qui l'idea di costruire un oggetto che misurasse non solo l'allenamento, ma anche il recupero del corpo. Così è nato Whoop, un sofisticato strumento di analisi biometrica che sta rivoluzionando la preparazione atletica.. Perché gli arbitri lo hanno vietato? Il regolamento dei tornei del Grande Slam è molto rigido: vieta l'uso in campo di qualsiasi dispositivo capace di registrare e trasmettere dati all'esterno.
L'obiettivo è impedire che gli atleti ricevano "comunicazioni indirette" o suggerimenti tattici basati sui propri parametri vitali durante lo svolgimento della partita. Sebbene sia bandito durante i match ufficiali, il Whoop rimane un alleato dei più grandi tennisti durante gli allenamenti per ottimizzare le prestazioni.. Come funziona. Il dispositivo non ha uno schermo né notifiche per non distrarre l'utilizzatore, ma raccoglie dati in modo continuo, 24 ore su 24. Il suo funzionamento si basa su una tecnologia avanzata. Inannzitutto sfrutta la Fotopletismografia (PPG): piccoli LED verdi illuminano i capillari sotto la pelle per misurare con estrema precisione il flusso sanguigno e la frequenza cardiaca. Poi attraverso l'analisi dell'HRV monitora la variabilità della frequenza cardiaca, un indicatore chiave per capire se il corpo è in grado di recuperare dopo uno sforzo intenso. Inoltre sfrutta algoritmi predittivi: il sistema, infatti, incrocia i dati di movimento e sonno per calcolare la "Strain" (carico fisico) e la "Recovery" (capacità di recupero).. Un "allenatore virtuale" al polso. A differenza di un comune smartwatch, l'app collegata al braccialetto si comporta come un allenatore. Suggerisce quanto dormire e quando è il momento di spingere al massimo o di rallentare per evitare infortuni.
È proprio questa capacità di trasformare i segnali biologici in decisioni tattiche che ha spinto i giudici di sedia a vietarne l'uso in gara.
Fuori dal campo da tennis strumenti come il braccialetto Whoop stanno trasformando i dati biologici in decisioni strategiche che possono essere valutate dallo staff del giocatore. In un contesto professionistico, però, anche un'informazione indiretta sullo stato fisiologico potrebbe essere interpretata come un "supporto" esterno. Per questo i giudici hanno preferito escludere il dispositivo durante il match, pur consentendone l'uso in allenamento..