Album capolavoro alternativi che compiono 40 anni nel 2026: The Damned, Dead Kennedys, Iron Maiden…
- Postato il 11 gennaio 2026
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- Di Blitz
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Se vi serve una scusa per andare a riascoltare qualche perla musicale dal passato o per ricordarvi di vecchi brani e inserirli nella vostra playlist, le ricorrenze sono sempre un’ottima scusa. Gli album importanti che quest’anno compiono 40 anni sono davvero tanti e vale la pena andarli a riscoprire.
Era il 1986, l’anno di una storica nevicata a Roma, nel bel mezzo degli anni Ottanta, che per molti significa radio che riempiono l’aria di Duran Duran, Spandau Ballet, Madonna e, nel migliore dei casi, Cyndi Lauper. Ma gli anni Ottanta erano anche gli anni della new wave, di grandi sperimentazioni e di gruppi che proprio dalla ricerca sono emersi fino a diventare star di livello internazionale. Oggi vi voglio parlare degli album capolavoro alternativi che compiono 40 anni nel 2026: molti di voi ne conosceranno alcuni, ma se ve li siete persi non vi preoccupate, c’è sempre tempo per recuperare!
Quella che viene spesso indicata come la caratteristica principale degli anni Ottanta è la predominanza delle tastiere. Tastiere che a dire la verità si erano fatte strada prepotentemente già negli anni Settanta, sia in ambito sperimentale che mainstream. E così, sia nelle produzioni più commerciali che in quelle più sperimentali, troviamo un universo di tastiere e sintetizzatori, spesso utilizzati in maniera originale e creativa.
Il 1986, in particolare, è stato un anno molto ricco di innovazione e sperimentazione. Sting, da poco uscito dai Police, iniziava la sua esplorazione di territori mescolati al jazz con il live Bring on the Night. Miles Davis pubblicava un album storico come Tatu, mentre anche Mike Stern provava ad avvicinare il mondo della fusion a quello del rock in Upside Downside. E Frank Zappa pubblicava Jazz from Hell.
Moltissimi nomi importanti erano impegnati nella realizzazione di colonne sonore. Primi fra tutti i Tangerine Dream, con Legend, ma anche Prince con Parade e David Bowie con Labyrinth. E poi c’erano gli album pubblicati postumi, come Menlove Ave. di John Lennon.
Tra i nomi che si erano costruiti una certa fama nei decenni precedenti, troviamo i Rolling Stones con Dirty Work, Bob Dylan con Knocked Out Loaded, i Queen con A Kind of Magic, Aretha Franklin con Aretha e anche con Soul Survivors, Peter Frampton con Premonition, Neil Young con Landing on Water, Elton John con Leather Jackets, i Blue Oyster Cult con Club Ninja, i Toto con Fahrenheit, i Saxon con Rock the Nations, i Bad Company con Fame and Fortune, solo per citarne alcuni. In nessuno di questi casi si può onestamente parlare del miglior album prodotto da questi artisti, ma forse anche questo è lo specchio di un periodo di ricerca e sperimentazione: in fin dei conti, non tutte le ciambelle vengono col buco!
Nel 1986 esce anche Seventh Star, album pubblicato sotto il nome dei Black Sabbath, ma in realtà primo album solista di Toni Iommi dopo lo scioglimento della band. Ozzy Osbourne, nel frattempo, pubblicava The Ultimate Sin. Ma c’erano anche le nuove leve, da Julian Lennon, con The Secret Value of Daydreaming, ai Sonic Youth con Evol.
Ma se vogliamo parlare di sperimentazione e ricerca, possiamo cominciare a guardare al pop che, lungi dall’essere sempre scontato e commerciale, produceva il sound nuovo di Youssu N’Dour, che usciva con Nelson Mandela, o l’intrigante tripudio di tastiere e voci profonde di Inside Story di Grace Jones. Vi segnalo anche Radio Musicola di Nik Kershaw e Different Light delle Bangles.
Ma cominciamo ad entrare nel vivo dell’argomento, perché di grandi album alternativi nel 1986 ce ne sono davvero molti.
Menzioni speciali
Cominciamo dall’Italia, dove a metà degli anni Ottanta la scena alternativa era piuttosto vivace e il rock verace si faceva nuovamente strada anche sulle radio, grazie ai primi Litfiba: questo è l’anno di pubblicazione del loro secondo album, 17 re. Ma è anche l’anno in cui i Kina escono con Crescendo… e i Franti con Il giardino delle quindici pietre. E, ancora in ambito punk e rock alternativo, i Rivolta dell’Odio danno alle stampe il loro unico album Osanna! L’angelo sterminatore.
In ambito blues, sono sicuramente da segnalare 3rd Degree di Johnny Winter, in cui troviamo anche una collaborazione di Dr. John, e Cold Snap di Albert Collins.
Ma il 1986 è un anno molto importante anche per la scena metal, in tutte le sue sfaccettature. I Metallica pubblicano il loro capolavoro Master of Puppets, mentre i Megadeth escono con Peace Sells… But Who’s Buying It? Gli Slayer danno alle stampe una pietra miliare dello speed metal: Reign in Blood. E anche Yngwie Malmsteen pubblica uno dei suoi album più importanti, Trilogy. Intanto le vecchie glorie dei Judas Priest escono con Turbo 30, album in effetti forse un po’ troppo ammorbidito dalle tastiere. Gli Agnostic Front pubblicano invece Cause for Alarm, album da molti considerato l’anello di congiunzione del metal con una certa scena punk o post-punk. E nel 1986 ci sono anche i Motorhead, con il loro Orgasmatron.
Cambiando ambito, ma sempre parlando di chitarroni distorti, i Dream Syndicate escono con Out of the Grey, mentre i R.E.M. pubblicano Lifes Rich Pageant, come al solito un album ricco di hit.
Nick Cave, con i suoi Bad Seeds, dà alle stampe un album di cover, Kicking Against the Pricks e un album di brani originali, Your Funeral… My Trial. I Kinks escono invece con Think Visual, un buon album di rock, come al loro solito. Ma sono forse i Violent Femmes, con The Blind Leading the Naked, a realizzare la sperimentazione più riuscita in questa area musicale. L’album include anche un’ottima cover di Children of the Revolution dei T Rex. I Camper Van Beethoven pubblicano ben due album, entrambi piuttosto arditi e sperimentali: Camper Van Beethoven e II & III.
In ambito più pop, Skylarking degli XTC è un album quasi cantautoriale, e soprattutto contiene la meravigliosa Dear God. Paul Simon pubblica Graceland, un album che è una pietra miliare per tutta la world music. Anche Paul McCartney si unisce alla schiera degli artisti che pubblicano un album interessante nel 1986: il suo Press to Play potrà non essere il più memorabile, ma è comunque una buonissima produzione. Elvis Costello esce con Blood and Chocolate, album che contiene alcuni ottimi brani, come ad esempio I Want You. E gli UB40 pubblicano Rat in the Kitchen, uno dei loro album più importanti.
E se i Genesis lasciano la strada del prog con Invisible Touch, un ottimo album pop accompagnato da ottimi video musicali, Peter Gabriel realizza uno dei capolavori pop in assoluto degli anni Ottanta, So, che vede anche la collaborazione di Kate Bush in Don’t Give Up. Altro album che ha fatto la storia del pop di quel decennio è senza dubbio Revenge degli Eurythmics, mentre l’elettronica degli Art of Noise produce In Visible Silence, un album pop, ma anche di sperimentazione.
Il 1986 è anche l’anno di Clarvoyance, album importante nella storia degli Screaming Trees: la band, guidata da Mark Lanegan e Josh Homme, diverrà una delle anticipazioni più interessanti della scena grunge.
Gli echi del punk dalla fine degli anni Settanta si fanno ancora sentire, spesso colorati di connotazioni new wave, gothic, dark, ma anche rockabilly e surf. Così i Cramps, tra una censura e l’altra, pubblicano A Date with Elvis, un buon album di psychobilly. Intanto i Bad Brains escono con un album tanto punk quanto elaborato: I Against I. Meno riusciti, ma comunque meritevoli di menzione, sono All Fools Day dei Saints, Animal Boy dei Ramones, Album dei PIL e Blah Blah Blah di Iggy Pop.
Ma il 1986 è anche un anno di sperimentazioni più ardite, spesso provenienti dal passato. I Residents pubblicano Stars & Hank Forever, album di reinterpretazioni di canzoni di Hank Williams. I News from Babel realizzano Letters Home, album in cui Chris Cutler, Lindsay Cooper e Zeena Perkins sono coadiuvati da artisti del calibro di Robert Wyatt e Dagmar Krause. E, dalla scena Canterbury, arriva anche As Close As You Think di Kevin Ayers. Intanto Peter Blegvad e Fred Frith pubblicano Blast of Silence con il loro progetto The Golden Palominos: un album che vale la pena riscoprire. E dal krautrock arrivano anche i Kraftwerk con Electric Café e Klaus Shulze con Dreams.
Magari non sembra, ma questa è una estrema sintesi delle uscite più importanti e interessanti del 1986, tutt’altro che esaustiva e dalla quale, a malincuore, ho dovuto eliminare una serie di album e artisti per motivi di spazio. Ma sono certo che, laddove la memoria non vi sia di aiuto, potrete trovare elenchi più esaustivi in rete.
The Damned. Anything
Fondati nel 1976, i Damned sono stati la prima band punk britannica a pubblicare un album. Eppure, nella loro storia, i Damned hanno attraversato diverse fasi, tanto che si fa fatica a pensarli come una band punk in piena regola. Anything è il loro album del 1986: una produzione squisitamente rock, come la maggior parte degli album della band, in cui le influenze punk, gotiche e rockabilly non sono altro che coloriture. Seguendo la strada intrapresa l’anno prima con Phantasmagoria, album che però conteneva più ampi spazi strumentali, Anything è caratterizzato da una vena gotica, compensata dalla leggerezza della new wave. La title track è anche la traccia di apertura dell’album.
New Model Army, Ghost of Cain
Terzo album dei New Model Army, Ghost of Cain rappresenta una svolta nella storia della band: il 1986 è l’anno che li vede lanciati alla guida della scena rock alternativa degli anni Ottanta. The Hunt è la traccia di apertura dell’album. Il brano venne anche reinterpretato dai Sepultura nel 1993, nel loro album Chaos A.D. Nel video, un’esecuzione dal vivo nel 2006, a dimostrazione di quanto le tracce di questo album siano rimaste vive ed attuali fino ad oggi.
Dead Kennedys, Bedtime for Democracy
Nel 1986 i Dead Kennedys sono ancora in forma smagliante: nonostante il mondo intorno a loro pensi che il punk sia morto e sepolto, Jello Biafra e compagni tengono alta la scintilla del movimento senza alcun compromesso. Bedtime for Democracy è un album schiettamente punk, in perfetto stile Dead Kennedys. La sedicesima delle ventuno tracce è Anarchy for Sale.
Talking Heads, True Stories
I Talking Heads erano già una realtà ben affermata nel 1986: True Stories è in effetti il loro settimo album. Eppure venivano ancora considerati paladini del rock alternativo. Le canzoni dell’album verranno poi riutilizzate come colonna sonora dell’omonimo film di David Byrne, uscito poco dopo. L’album contiene diversi brani che sono divenuti classici dei Talking Heads. L’apertura era affidata a Love for Sale.
The Smiths, The Queen is Dead
The Queen is Dead è il terzo album degli Smiths, band di Manchester capitanata da Morrissey e Johnny Marr. Indicata spesso come indie rock o post punk, la registrazione è in realtà molto influenzata dalla new wave dell’epoca. Si tratta di uno degli album più rappresentativi del 1986, con una serie di brani che, con il senno di poi, ci danno proprio la sensazione di quel periodo. Ma all’epoca gli Smiths erano considerati rock alternativo, decisamente non mainstream. The Boy with the Thorn in His Side è la seconda traccia del lato B del vinile.
Depeche Mode, Black Celebration
E a proposito di album che hanno segnato un’epoca, contribuendo a trasformare una band alternativa in un colosso di portata mondiale, non si può non parlare di Black Celebration dei Depeche Mode. La band fonde qui l’elettronica, il pop e un atteggiamento dark di fondo, in un mix unico, che farà sostenere a molti che Black Celebration è uno degli album più rappresentativi dell’intero decennio. Non è un caso che molti dei brani contenuti nell’album siano ancora oggi tra i più amati dai fans: Stripped è uno di questi.
Iron Maiden, Somewhere in Time
Come abbiamo detto, il 1986 è stato un anno molto importante per l’intera scena metal. A rappresentarla tutta, ho scelto Somewhere in Time degli Iron Maiden. Pur non essendo il loro album più famoso, e forse più rappresentativo, è un ottimo prodotto schiettamente rock. Per la prima volta, gli Iron Maiden inseriscono i sintetizzatori, adattandosi anche loro ai tempi, ma riescono a farlo senza perdere la propria identità e, anzi, inanellando una serie di grandi brani a comporre la setlist dell’album. Wasted Years è la seconda traccia.
Talk Talk, The Colour of Spring
Dopo il grande successo di It’s My Life, album pubblicato dai Talk Talk nel 1984, la band prosegue nella sua ricerca di commistione di ricerca, sia timbrica sia compositiva, e ambientazione pop. Il risultato è, due anni dopo, The Colour of Spring, che diviene il maggior successo commerciale dei Talk Talk. Il singolo estratto per la promozione dell’album era Life’s What You Make It.
The Stranglers, Dreamtime
Un’altra band che nel 1986 cerca nuova linfa, provenendo direttamente dal punk della fine degli anni Settanta, sono gli Stranglers. Dreamtime non è il loro album più rappresentativo. Potremmo forse dire che è appunto un album di transizione, di ricerca, anche in questo caso con notevoli influenze new wave nelle sonorità. La traccia di apertura, però, Always the Sun, ha sicuramente lasciato un segno importante.
Billy Bragg, Talking to the Taxman About Poetry
Talking to the Taxman About Poetry è il terzo album del menestrello cantautore Billy Bragg, che negli anni Ottanta portava avanti battaglie contro il governo della Thatcher e a favore della giustizia sociale. Lo stesso titolo dell’album è un riferimento a una poesia di Majakovskij. In questo album, Billy Bragg riesce a coinvolgere una serie di musicisti molto diversi tra loro, da Kirsty MacColl a Johnny Marr, entrambi impegnati nella traccia di apertura Greetings to the New Brunette.
The Chameleons, Strange Times
Per concludere, vi propongo un’altra pietra miliare nel pop degli anni Ottanta, ma anche nel rock alternativo di quegli anni: Strange Times dei Chameleons. Non so quanti di voi se lo ricordano, ma provate ad ascoltare il singolo Tears e vediamo se qualcosa vi torna alla mente! Nel video, il brano è eseguito dal vivo in uno studio radiofonico nel 2024, a dimostrazione di quanto alcuni brani abbiano saputo attraversare gli anni quasi senza invecchiare.
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