“Aiuti umanitari? Dopo la tregua la situazione è persino peggiorata”: la denuncia di Giorgio Monti (Emergency) dalla Striscia di Gaza

  • Postato il 27 novembre 2025
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A Khan Younis, dove Emergency gestisce uno dei pochi presidi sanitari ancora operativi, la tregua entrata in vigore a metà ottobre non cambia in nulla la realtà di una popolazione intrappolata tra macerie, fame e bombardamenti israeliani sporadici in un territorio ridotto allo stremo.
Giorgio Monti, coordinatore medico dell’organizzazione, descrive una quotidianità segnata dal maltempo e da una pace apparente che non argina la sofferenza dei gazawi. “Ieri è stata una giornata decisamente drammatica che purtroppo mi ha fatto tornare alla mente quanto è successo l’anno scorso”, racconta. “Sono qui da oltre un anno, le piogge in quest’area sono torrenziali. Immaginate piogge torrenziali in un’area dove le tende sono costruite con teli di plastica e pali di legno. Il vento è sempre molto forte, quindi vengono divelte le tende, arrivano ruscelli improvvisati che ci bagnano tutti, che spostano le tende, le danneggiano. Le persone non sanno come asciugarsi, sono davvero momenti difficili per loro”.

L’inverno intanto travolge una Striscia già devastata da due anni di guerra: le piogge torrenziali di novembre allagano Gaza con livelli d’acqua fino a 50 centimetri, trasformando i campi profughi in distese di fango. Oltre 2 milioni di sfollati vivono in tende fragili, più di 22mila delle quali risultano danneggiate o spazzate via. Fognature al collasso e allagamenti moltiplicano il rischio di epidemie e costringono un ospedale da campo a sospendere le attività. Secondo l’Unrwa, 13mila famiglie restano esposte al gelo in ripari inadeguati. “Gaza sta annegando in sangue e acqua piovana”, avverte un rapporto citato da Haaretz.
Nel frattempo, l’ingresso degli aiuti procede a singhiozzo: nonostante il cessate il fuoco prevedesse almeno 600 camion al giorno, materiali impermeabili e forniture invernali continuano a non arrivare. Israele nega responsabilità e parla di inefficienze delle agenzie umanitarie, ma Onu e varie Ong denunciano l’assedio israeliano come causa diretta delle carenze.

È un quadro che Monti conferma senza esitazioni. “Sul fronte degli aiuti umanitari, la situazione è peggiorata, è quasi paradossale – spiega – Alcuni camion commerciali riescono a entrare, quindi al mercato qualche prodotto in più si trova, pur a prezzi inarrivabili per i gazawi, mentre gli aiuti umanitari sono bloccati”.
A mancare sono soprattutto i rifornimenti medici: “Noi non abbiamo rifornimento di farmaci, non abbiamo rifornimento di consumo. Sappiamo dal report dell’Onu che soltanto l’1% del materiale medico entra con gli aiuti umanitari. Entrano un po’ di coperte, entrano alcune tende ma molto molto poche rispetto ai bisogni che sono drammatici. Un milione e mezzo di persone non riesce a proteggersi dal vento. Paradossalmente, con la tregua, la situazione è anche peggiorata”.

La tregua appare fragile anche sul piano militare. “È tutto molto confuso – osserva Monti – Sicuramente la tregua è entrata in vigore e la quantità dei cannoneggiamenti e dei bombardamenti è molto ridotta, ma tre giorni fa un missile è caduto a 200 metri dalla nostra casa. Gli attacchi si ripetono. La stessa sicurezza nostra è sempre sotto stretto controllo”.
La sera precedente, racconta, l’arrivo di un nuovo collaboratore li ha costretti a seguire per ore le comunicazioni delle squadre di sicurezza: “C’erano dei blocchi lungo la strada, delle persone armate che fermavano le macchine. La sicurezza è un po’ meglio in termini di quantità di bombe, ma sempre molto complicata in termini di sicurezza personale; non esiste, come diciamo sempre, un posto sicuro a Gaza”.

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