Addio Enrica: faceva tutto, lo faceva bene

  • Postato il 13 marzo 2026
  • Spettacoli
  • Di Libero Quotidiano
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Addio Enrica: faceva tutto, lo faceva bene

Ora, oltre la commozione per l’addio, viene solo voglia di chiedere a Verdiana, l’amatissima figlia, di aprire quei cassetti nei quali Enrica Bonaccorti in una recente intervista al programma BellaMa’aveva garantito di custodire «cose bellissime» che non ha esitato a definire «soddisfazioni postume». Se n’è andata a 76 anni, Enrica. Nel vento, come le parole di quell’immenso brano, La lontananza, di cui era autrice, dettato quasi al telefono a Mimmo Modugno all’alba degli anni ’70. La conduttrice, nata a Savona nel novembre del 1949, è morta ieri mattina per le complicazioni di un drammatico quanto rapidissimo male: il tumore al pancreas, di quelli che non lasciano scampo. Protagonista di un intenso ultimo quarto di Novecento, in quegli anni, tra i ’70 e i ’90, la Bonaccorti si è garantita la possibilità di diventare grande senza avere bisogno di altre etichette. Dovendo proprio cercare una definizione calzante, Enrica dovrebbe essere ricordata come artista eclettica e libera. Un’eclettica della parola.

PROCLAMI Dei versi, come quelli consegnati, a mo’ di testamento, a Elisabetta Sgarbi e pubblicati nel suo ultimo libro Nove novelle senza lieto fine (BaldiniCastoldi). «Ho spesso pensato / alla morte / ma l’idea di morire/mi uccide». Già, perché Enrica era vita, volto, voce. Tra i più riconoscibili, intelligenti e penetranti. Forte del suo talento trasversale, quando la parola multitasking non era ancora di moda. Lei lo era già e viveva senza bisogno di proclami ideologici il suo empowerment femminile. Bonaccorti, infatti, apparteneva a quella generazione di donne dello spettacolo che hanno portato modernità semplicemente lavorando bene. In tv ci arriva dopo aver fatto praticamente tutto: teatro, radio, cinema (rifiutando anche una chiamata di Fellini). Tenendo per sé quello che forse era il suo talento maggiore: la scrittura. Con la tv arriva la popolarità assoluta. Il piccolo schermo capisce subito chi ha davanti. Nel 1978 la Rai le affida il primo programma rivoluzionario Il sesso forte, gioco a premi che intercetta il clima di cambiamento del Paese. Il pubblico la riconosce immediatamente come una di famiglia. La vera prova del fuoco in tv arriva, quasi inaspettata, nel 1985 quando Enrica è chiamata a raccogliere l’eredità di Raffaella Carrà a Pronto, chi gioca?, il popolarissimo show del mezzogiorno che la porta a vincere il Telegatto e l’Oscar Tv.

Enrica bucava lo schermo. Nel 1987 lascia anche lei la Rai e passa alla Fininvest dove nel 1991 apre un’altra stagione epocale, epifania generazione dei Millennials con Non è la Rai, insieme a Gianni Boncompagni. Andrea Quattrini, suo storico manager per oltre trent’anni, la ricorda così: «Ogni suo intervento era una dimostrazione di buon senso». Tanto che lui scherzando la esortava a fondare «il partito del buon senso».

A parlare per lei era la sua pacatezza sorridente ma a tratti anche malinconica, come la ricorda Massimo Dapporto. Capace però di dare amicizia vera come emerge dal dolore unanime dei colleghi: Giancarlo Magalli - che si trovò a inaugurare la sua carriera da conduttore proprio sostituendo Enrica - Mara Venier, Simona Ventura, Caterina Balivo, Antonella Elia, Bruno Vespa, e molti altri. Negli ultimi mesi, dopo l’annuncio pubblico della malattia, ha avuto tempo di festeggiare, nel novembre scorso, il suo compleanno con una festa vip a casa sua. Per poi regalarsi, a fine gennaio, un ultimo momento pubblico con uno dei legami più profondi della sua vita: Renato Zero, salutato durante il concerto romano con una carezza e un tenero bacio. Un commiato delicato, cCome se lo avesse scritto lei. Le esequie avranno luogo domani pomeriggio alle 15 alla Chiesa degli Artisti in piazza del Popolo a Roma.

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Libero Quotidiano

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