“Abbiamo fatto sesso nella camera dell’hotel che avevamo prenotato per le vacanze, poi mi sono ritrovato il nostro video su un sito porno”: l’inchiesta della Bbc sulle spy-cam
- Postato il 9 febbraio 2026
- World News
- Di Il Fatto Quotidiano
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Immaginate di rilassarvi la sera scorrendo distrattamente dei video online e, all’improvviso, di congelarvi davanti allo schermo. È successo a Eric (nome di fantasia), un giovane di Hong Kong, in una notte del 2023. Mentre navigava su un canale social che frequentava abitualmente per guardare pornografia, ha riconosciuto due volti familiari: il suo e quello della sua fidanzata, Emily. Il video li ritraeva tre settimane prima in una camera d’albergo a Shenzhen, nella Cina meridionale. Entravano, posavano i bagagli e, poco dopo, facevano sesso. Convinti di essere soli nella loro intimità, erano invece i protagonisti involontari di uno spettacolo in diretta per migliaia di sconosciuti.
La storia di Eric, raccontata da un’approfondita inchiesta del BBC World Service, scoperchia il vaso di Pandora di un fenomeno inquietante e in espansione: l’industria delle spy-cam negli hotel cinesi. Nonostante la produzione e la distribuzione di materiale pornografico siano illegali nel Paese, il mercato nero delle riprese rubate prospera, alimentato da tecnologie sempre più invisibili e piattaforme di messaggistica criptate.
Il business del voyeurismo
L’inchiesta ha rivelato l’esistenza di una rete sofisticata che non si limita a registrare, ma trasmette in livestreaming la vita privata degli ospiti. In 18 mesi di indagini, i giornalisti hanno individuato sei diversi siti web promossi su Telegram, che gestivano oltre 180 telecamere attive in hotel di varie città. Monitorando uno solo di questi siti per sette mesi, sono state contate 54 telecamere diverse: un numero che, proiettato sui tassi di occupazione medi, suggerisce che migliaia di persone siano state filmate a loro insaputa. Il meccanismo è oliato e redditizio. Un agente noto come “AKA”, uno dei principali venditori contattati dalla BBC, offriva l’accesso ai feed in diretta per 450 Yuan al mese (circa 60 euro). Una volta pagato, l’utente poteva scegliere tra diverse inquadrature, che si attivavano non appena l’ospite inseriva la tessera per l’elettricità nella stanza. Su Telegram, dove i canali arrivano a contare anche 10.000 membri, gli spettatori commentano in tempo reale, giudicano l’aspetto fisico delle vittime e le loro performance sessuali, festeggiando quando inizia l’atto e insultando le donne se le luci vengono spente.
La caccia alla telecamera
La tecnologia è il vero alleato di questo crimine. Le microcamere, grandi quanto una gomma da matita, sono difficilissime da individuare. Durante l’inchiesta, il team della BBC è riuscito a localizzare una stanza a Zhengzhou, nella Cina centrale, dove era attiva una spy-cam. Nonostante l’uso di rilevatori professionali venduti online come “indispensabili” per i viaggiatori, il dispositivo non ha segnalato nulla. La telecamera è stata trovata solo grazie a una ricerca manuale minuziosa: era nascosta nella griglia di ventilazione, puntata dritta sul letto e collegata alla rete elettrica dell’edificio per non scaricarsi mai. Quando la telecamera è stata disattivata, la reazione nella chat di AKA è stata immediata: “Peccato, quella stanza aveva l’audio migliore!”, ha scritto il venditore. Poche ore dopo, però, annunciava trionfante l’attivazione di una nuova postazione in un altro albergo.
Un trauma indelebile
Per le vittime, le conseguenze psicologiche sono devastanti. Eric, che da consumatore di questo genere di video (“mi piaceva perché era reale, non recitato”, ha ammesso) si è ritrovato vittima, ha smesso di provare gratificazione e vive nel terrore. Lui ed Emily non escono più senza cappello per paura di essere riconosciuti e il loro rapporto ha subito una frattura profonda, con settimane di silenzio dopo la scoperta. “Emily era terrorizzata che i colleghi o la famiglia potessero vedere il video“, racconta Eric. Nonostante lo scorso aprile il governo cinese abbia introdotto nuove norme che obbligano gli albergatori a controlli regolari, il fenomeno non accenna a diminuire. Sui social cinesi, il tema è caldissimo: si moltiplicano i tutorial per scovare gli obiettivi nascosti e c’è chi, per disperazione, arriva a montare una tenda da campeggio sopra il letto dell’hotel pur di garantirsi la privacy.
L’impunità della Rete
Rintracciare i colpevoli è complesso. I venditori come AKA sembrano essere solo l’ultimo anello di una catena che risale ai “proprietari delle telecamere”, figure che gestiscono l’installazione e le piattaforme streaming. Secondo le stime della BBC, AKA avrebbe guadagnato almeno 163.000 Yuan (circa 20.000 euro) in pochi mesi, una cifra ben superiore al reddito medio annuale in Cina. Le piattaforme come Telegram, intanto, faticano a rispondere. Blue Li, della ONG RainLily di Hong Kong che assiste le vittime, denuncia la scarsa collaborazione: “Le aziende tecnologiche non sono neutrali, le loro politiche influenzano la diffusione di questi contenuti”. Solo dopo essere stato contattato con i risultati completi dell’inchiesta, Telegram ha eliminato i canali segnalati, ribadendo che la pornografia non consensuale è vietata.
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