“Abbasso il dittatore”, a Genova bandiere e cori in piazza contro il regime di Khamenei

  • Postato il 13 gennaio 2026
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Manifestazione Iran

Genova. “Abbasso Khamenei, abbasso il dittatore”. Lo urlano in farsi, in persiano, sotto la pioggia di piazza Matteotti, a Genova, gli iraniani che vivono nella nostra città e che hanno deciso di far sentire la loro voce nei giorni della rivolta nel loro Paese. Centinaia, se non migliaia di vittime, sotto la forca del regime, blackout di internet e le incognite sull’intervento di Trump e gli Stati Uniti.

Sono soprattutto studenti e studentesse universitari gli iraniani “genovesi” che manifestano – quella iraniana è la comunità studentesca straniera più numerosa in Italia – ma ci sono anche persone anagraficamente più avanzate, migranti della vecchia diaspora, e qualche genovese (pochi, a dire il vero) arrivato per esprimere solidarietà. Limitata la presenza della politica – ed è uno dei temi critici della mobilitazione sulla causa iraniana in Italia – e connotata maggiormente come centrodestra.

“Voce Unità per la Libertà – Ci riprendiamo l’Iran”, il titolo dell’iniziativa che ha portato in piazza musica, cartelli e bandiere. “Non lasciateci soli – dice Mitra, a Genova da quasi trent’anni ma con tutta la famiglia a Teheran (anche per questo preferisce non rivelare il cognome) – da giorni non abbiamo più notizie dei nostri cari, i nostri ragazzi e le nostre ragazze in Iran sono massacrati dal regime, internet è inutilizzabile, non c’è l’elettricità, le guardie hanno aperto il fuoco. Chiediamo a tutti di unirsi a noi”.

Manifestazione Iran

Una solidarietà, quella alla popolazione iraniana oppressa dal regime di Khamenei, che sconta – oltre a una generale limitata conoscenza del tema – il posizionamento dell’Iran nell’ambito del conflitto israeliano-palestinese. Tanto che anche alcuni iraniani, specialmente quelli nati in Italia o trasferiti molti anni fa, vivono il paradosso di essere pro-Gaza e al contempo contro il regime.

Sohrab Najafi è uno di loro: “È un tema complesso – spiega – ma io vorrei ricordare che a pochi passi da questa piazza, all’interno di Palazzo Ducale, la politica, in maniera bipartisan, ha esposto uno striscione di sostegno alle battaglie delle donne iraniane, stiamo parlando della stessa battaglia di oggi eppure non vedo la stessa partecipazione, spero che le cose cambino”.

Nel frattempo, in Iran, la situazione sta ulteriormente precipitando: il regime islamico dopo oltre due settimane di proteste represse nel sangue ha convocato a Teheran e in altre città migliaia di persone per una contro-manifestazione e ha attivato un canale diplomatico con gli Stati Uniti, confermato da Donald Trump, per tentare di disinnescare le minacce Usa di un intervento militare. Al contempo, il ministero degli Esteri iraniano ha condannato il sostegno di Italia, Gran Bretagna, Francia e Germania ai cosiddetti “rivoltosi”.

Manifestazione Iran

Manifestazione Iran

Quanto poi al bilancio reale di morti e feriti nelle manifestazioni, il blocco di internet deciso dalle autorità rende complicati gli aggiornamenti. L’ong con sede in Norvegia Iran Human Rights parla di almeno 700 morti dal 28 dicembre a oggi, con migliaia di feriti e diecimila arresti. Ma secondo il Consiglio nazionale della resistenza iraniana i morti sarebbero migliaia.

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Genova24

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