A Varsavia ci sono due importanti mostre d’arte dedicate alle donne
- Postato il 15 marzo 2026
- Arti Visive
- Di Artribune
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Due grandi mostre a Varsavia riflettono su figura e ruolo delle donne nella storia dell’arte e nella contemporaneità al Museum of Modern Art. The Woman Question 1550–2025 è un’ampia antologica sulla creatività femminile dal Rinascimento al XXI Secolo. The City si concentra invece sul ruolo della donna dal Novecento a oggi. Sul filo della cronaca e della memoria, due mostre civilmente importanti, prima ancora che artisticamente.
La questione femminile in due mostre al Museum of Modern Art di Varsavia
Secoli prima dell’avvento del femminismo moderno, già si parlava di questione femminile, grazie a coraggiose intellettuali come la filosofa Christine de Pizan (1364 – c. 1430), autrice nel 1405 del Livre de la cité des dames, romanzo ambientata in una città immaginata per offrire protezione e conservare le storie di donne. A Varsavia la mostra trae spunto dall’autrice, tra le prime donne a lanciare una sfida alla misoginia sistemica nella società europea che effettivamente contribuì a identificare le donne come categoria sociale e politica precedentemente sconosciuta. Pizan e la sua cerchia di filosofe proto-femministe della prima età moderna articolarono il legame tra genere e potere, gettando le basi per il femminismo. “La questione femminile” è diventata un grido di battaglia per i movimenti rivoluzionari e suffragisti. La mostra prende in prestito questa espressione per raccontare quasi cinquecento anni di creatività femminile.
La mostra “The Woman Question 1550–2025” a Varsavia
Con nomi quali Tamara Lepicka, Lotte Laserstein, Tola Certowicz, Maria Lassnig, Artemisia Gentileschi, Elisabetta Sirani, The Woman Question 1550–2025 dimostra come le donne abbiano costantemente perseguito la loro creatività nonostante fossero sottovalutate e operassero contro diverse restrizioni sociali. Otto sezioni che raccontano le donne come pilastro della civiltà ed esseri resilienti, ma anche il corpo femminile, ora divinizzato ora brutalizzato; e sullo sfondo, sempre, la loro forza nell’affrontare la vita dal punto di vista femminile. La mostra presenta rappresentazioni allegoriche di potere, resistenza e violenza sessuale; esamina la lotta per l’accesso all’istruzione artistica; le rappresentazioni del corpo femminile e dei desideri erotici; l’iconografia della maternità e delle scelte riproduttive; l’agire delle donne in tempo di guerra; e come il ruolo delle donne nella società cambi radicalmente in periodi di sconvolgimento.
Opere dal profondo valore sociologico, unità di misura del grado di civiltà delle varie epoche che, oltre a presentare una vasta gamma di pratiche artistiche, mostrano la forza dell’approccio femminista alla storia dell’arte, che dà voce alle tante artiste ingiustamente dimenticate.
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Donne in tempo di guerra in mostra al Museum of Modern Art della capitale polacca
Di particolare attualità la sezione Wartime Women, sul ruolo delle donne nei conflitti armati; un potente capitolo conclusivo che si concentra sulle esperienze dell’Europa orientale e include opere storiche testimoni della Seconda Guerra Mndiale e della Shoah, nonché opere contemporanee provenienti dall’Ucraina. Oltre alle donne combattenti, come Bronisława Wilimowska, le soldatesse polacche durante la Rivolta di Varsavia del 1944, o Marharyta Polovinko, morta nel 2025 mentre prestava servizio nell’esercito ucraino, questa sezione mette anche in luce il ruolo delle donne come testimoni di atrocità e divulgatrici di testimonianze visive.
Tra queste, le rappresentazioni della vita nei campi di concentramento dell’artista rom Ceija Stojka, della prigioniera di Birkenau Halina Ołomucka e della sopravvissuta di Ravensbrück Maja Berezowska; o ancora le scene dell’occupazione nazista nei villaggi polacchi di Weronika Jachym. Donne custodi memorie scomode, capaci per di lenire il dolore proprio attraverso il ricordo che omaggia le vittime e le rispetta,
Al Museum of Modern Art la mostra “The City of Women”
The City of Women si apre in un momento in cui l’attenzione ai diritti delle donne in Polonia sta tornando in secondo piano e anni di globalizzazione e attivismo non stanno producendo i risultati sperati. La rivendicazione fondamentale di varie forme di arte femminista è l’uguaglianza, e l’arte rafforza l’immaginario politico che può darle forma concreta. La mostra offre una pluralità di prospettive e traccia i cambiamenti in questo processo di emancipazione. Il progetto Z trzewi (Coraggioso) impiega un linguaggio artistico femminista estetico e un allestimento politico; mentre in Inne jutra (Altri domani), le curatrici sfidano le norme femministe consolidate introducendo categorie fluide che superano le divisioni identitarie binarie. Wiktoria Szczupacka adotta un approccio accademico, richiamando l’attenzione sulla storia trascurata dell’emancipazione femminista nella Polonia comunista. Karolina Gembara presenta un punto di vista attivista, mostrando la lotta per i diritti riproduttivi da una prospettiva molto contemporanea.
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Il femminismo radicale in mostra a Varsavia
Cuore della mostra, la sezione Gutsy che espone audaci opere femministe che attingono poeticamente a processi come l’impianto idraulico, la ventilazione e la digestione. Dodici artiste, tra cui Mona Hatoum, Eva Hesse, Jumana Manna, Senga Nengudi, Charlotte Posenenske, Alina Szapocznikow e Johanna Unzueta, utilizzano forme astratte per rivelare la funzionalità, ma anche i fallimenti e le irregolarità dei sistemi in cui esistiamo. Le loro opere combinano materiali organici e sintetici, giustapponendo il corporeo all’industriale: tessuti morbidi evocano strati di pelle, mentre tubi di alluminio commentano il lavoro fisico. Le esperienze politiche e storiche delle artiste influenzano l’approccio ai corpi di genere come infrastrutture, e mettono a nudo la nostra fragilità e dipendenza dalle reti nascoste che sostengono la vita e la comunità. Inoltre, queste opere enfatizzano l’intuizione incarnata: le “sensazioni viscerali” che sfuggono ai confini della mente iperpensante.
Niccolò Lucarelli
The Woman Question 1550–2025 | The City of Women
Museum of Modern Art, Varsavia
Fino al 3 maggio 2026
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