A Bormida raccolte 600 firme per ribadire il no alla riapertura della Cava Giambrigne
- Postato il 4 febbraio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Bormida. Sono circa seicento le firme raccolte per dire no alla riapertura della cava Giambrigne, a Bormida. Una posizione già espressa e condivisa dalla cittadinanza e dalle associazioni ambientaliste anche nel corso di un’assemblea pubblica dello scorso settembre.
Venerdì 6 febbraio il TAR si pronuncerà sul ricorso presentato dalla società Giambrigne Srl contro il diniego regionale all’istanza di trasferimento della titolarità dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività di cava, diniego motivato dall’intervenuta scadenza della pronuncia di Valutazione di Impatto Ambientale.
Il Comune di Bormida, assistito dal legale Piera Sommovigo, ha deciso di affiancare e sostenere la Regione nella vertenza, intervenendo ad opponendum a tutela del proprio territorio e dell’interesse pubblico.
“L’apertura di una cava non rappresenta un intervento qualificante per il futuro del paese, che ha intrapreso un percorso di crescita fondato sulla valorizzazione del proprio patrimonio naturale, ambientale e paesaggistico – scrivono i promotori della petizione – La riattivazione dell’attività estrattiva costituirebbe inoltre un ulteriore elemento di criticità ambientale per l’intera Valle Bormida, area già duramente segnata da problematiche ambientali nel passato. Il Comune conferma pertanto il proprio impegno nella difesa del territorio, della salute dei cittadini e di un modello di sviluppo sostenibile”.