A Berlino una fotografa italiana documenta e ribalta la narrativa criminalizzante dei media
- Postato il 19 gennaio 2026
- Fotografia
- Di Artribune
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Il collettivo si chiama From the River to the Street e ricalca il celebre slogan che condensa l’aspirazione più profonda palestinese: quella di poter camminare liberamente sulla propria terra, dal fiume Giordano al Mediterraneo, com’era prima del 1948 – from the river to the sea. Una frase che a Berlino non si può dire senza essere multati o addirittura arrestati. È nella capitale tedesca, infatti, che interessi economici e posizionamento geopolitico si intrecciano alla coscienza sporca del passato antisemitismo, dando luogo a una nuova forma di repressione, anch’essa letteralmente antisemita (gli arabi sono un popolo semita). Una repressione che colpisce i manifestanti pro-Palestina con violenze sproporzionate se non del tutto ingiustificate. From the River to the Street nasce come collettivo fotografico militante per documentare queste violenze. L’iniziativa parte due anni fa dall’artista e fotografa sannita Alessia Cocca (Benevento, 1982) assieme alle fotogiornaliste Zaira Biagini e Magdalena Vassileva. Da anni a Berlino, Cocca collabora con l’agenzia Reuters.

La mostra itinerante internazionale e il libro fotografico di Alessia Cocca
Dal materiale raccolto dal collettivo è nata una mostra che ha fatto tappa in tutta Europa e un libro fotografico in via di pubblicazione, Diario di un attivista palestinese, che prende spunto dalla storia di uno degli attivisti della comunità palestinese a Berlino, Mudi, e che avrà la prefazione di Yasemin Acar, attivista della Global Sumud Flotilla recentemente assolta per una serie di capi di imputazione (tra cui l’aver pronunciato il già citato slogan-tabù a Berlino). “La storia del giovane Mudi” spiega Cocca, autrice della pubblicazione “viene usata come esempio e pretesto per raccontare ciò che sta succedendo in Germania, creando un ritratto intimo e fotografico di una comunità e di un movimento”. Il libro, che sarà edito nel 2026 dalla casa editrice americana Renascence Books, punta anche a “ribaltare la narrativa criminalizzante dei media tedeschi”.
“Durante le manifestazioni contro il genocidio palestinese” spiega Cocca “la Polizia, oltre a intervenire con cariche e violenze immotivate, ha vietato, più volte e con motivazioni sempre eterogenee, diversi simboli e parole: dal triangolo rosso rovesciato al semplice perimetro della Palestina, passando per frasi e slogan in arabo. Ma la repressione è giustificata e ampliata dai media tedeschi, che continuano a definire i manifestanti come simpatizzanti di Hamas, terroristi o estremisti: una criminalizzazione che serve a coprire gli interessi economici della Germania, in quanto fornitore di armi nel contesto del genocidio”.
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Gli esordi berlinesi di Alessia Cocca tra arte, militanza, tatuaggi e tarocchi
Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Napoli, Cocca segue il doppio binario della fotografia di denuncia e della surrealtà, indagando con l’obiettivo le zone d’ombra dell’interiorità umana, attraverso l’affioramento di simboli, memorie e immagini oniriche tra il visibile e l’invisibile. Sue opere sono state esposte in Germania, in Inghilterra e in Italia. A Berlino, inoltre, la fotografa gestisce uno spazio dedicato a tatuaggi e tarocchi, Tattoo & Magic. Dietro questo binomio estetico-simbolico ci sono la poetica e l’immaginario di Jodorowsky e studi antropologici sulla funzione dei tatuaggi come gesto rituale e “trasformativo”.
La cultura e la politica nello spazio di Alessia Cocca a Berlino
“Anche grazie a questo spazio” racconta Cocca, “ho potuto organizzare eventi di denuncia e solidarietà. Con il collettivo abbiamo ospitato la mostra di Hossam Anwer Abu Shamma, fotografo palestinese che vive a Gaza, con una raccolta fondi tramite tatuaggi. Per ringraziare chi ha partecipato abbiamo offerto un voucher simbolico Free Palestine, per sostenere il movimento pro-Palestina e incoraggiare altre attività artistiche e culturali a schierarsi apertamente, in un contesto in cui molte attività vengono scoraggiate dal farlo, per paura di essere etichettate come antisemite o estremiste. Crediamo nella libertà di espressione, ma soprattutto nel diritto di non restare in silenzio”.
Alessandro Paolo Lombardo
L’articolo "A Berlino una fotografa italiana documenta e ribalta la narrativa criminalizzante dei media " è apparso per la prima volta su Artribune®.