I comparti più colpiti sono edilizia, acconciatura ed estetica, riparazione di veicoli, elettricisti, idraulici e pittori edili. In Piemonte si tratta soprattutto di muratori (17.140 imprese), attività di acconciatura ed estetica (10.478), autoriparatori (6.242), elettricisti (5.420), pittori edili (5.188), idraulici (5.111), riparatori di beni ed elettrodomestici (2.465), tassisti (2.234), manutentori del verde (1.896), oltre a fotografi, videoperatori e traslocatori. Complessivamente sono 57.211 le imprese esposte alla concorrenza di operatori che non rispettano norme fiscali, contributive e di sicurezza.
A livello provinciale, la situazione più critica riguarda Torino, con 30.963 imprese coinvolte (52,1% del totale), seguita da Cuneo con 8.015 (46,9%), Alessandria 4.962 (49,9%), Novara 3.960 (45,6%), Asti 2.952 (49,4%), Biella 2.287 (51,1%), Vercelli 2.185 (51,4%) e Verbano-Cusio-Ossola 1.867 (47,3%).
Il quadro nazionale non è meno preoccupante. Secondo il rapporto, l’economia sommersa vale complessivamente 217,5 miliardi di euro, pari al 10,2% del Pil, di cui 77,2 miliardi riconducibili al lavoro irregolare, che incide per il 3,6%. Il fenomeno è cresciuto del 7,5% in un solo anno, con un aumento dell’11,3% del lavoro nero. Nei servizi, che comprendono benessere, cura della persona e attività creative, il tasso di irregolarità arriva al 13,1%, mentre nelle costruzioni si attesta al 10,3%. In Italia sono 588.150 le imprese artigiane attive nei settori più esposti.
“La concorrenza sleale non è una scorciatoia innocua: è una distorsione sistemica che soffoca chi lavora onestamente. – dichiara Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte –. A pagare il prezzo più alto sono le imprese regolari, ma anche i cittadini, esposti a lavori non sicuri, senza garanzie e senza alcuna tracciabilità. Per questo servono azioni concrete e coordinate, controlli mirati e strumenti rapidi di segnalazione. Ad esempio, nel settore benessere l’abusivismo non è solo una questione economica, ma anche di salute e sicurezza: estetica e acconciatura richiedono competenze, formazione continua e il rispetto di protocolli precisi. L’impressione generale è che da parte delle istituzioni si preferisca infierire sui contribuenti e sugli operatori tracciati piuttosto che sul sommerso, perché è senz’altro più facile. Chi opera fuori dalle regole mette a rischio i clienti e scredita un intero settore fatto di professionalità e investimenti”.