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Tumore al pancreas, la terapia a 3 farmaci: risultati clamorosi

  • Postato il 9 giugno 2026
  • Salute
  • Di Libero Quotidiano
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  • 5 min di lettura
Tumore al pancreas, la terapia a 3 farmaci: risultati clamorosi
Tumore al pancreas, la terapia a 3 farmaci: risultati clamorosi

Il tumore al pancreas, in particolare l’adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC), è tra le forme di cancro più aggressive e difficili da trattare. Una delle principali ragioni è la sua capacità di sviluppare rapidamente resistenza ai farmaci. Ma uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) propone un approccio diverso: colpire il tumore su più fronti contemporaneamente per impedirgli di “scappare” alla terapia.  Negli ultimi anni sono stati sviluppati farmaci capaci di bloccare una proteina chiave chiamata KRAS, spesso mutata nei tumori pancreatici. Uno di questi, il daraxonrasib, ha mostrato risultati promettenti nel rallentare la malattia e migliorare la sopravvivenza rispetto alle terapie tradizionali. Tuttavia, il problema principale è rimasto lo stesso: dopo un iniziale miglioramento, il tumore tende quasi sempre a sviluppare resistenza e a riprendere la sua crescita.

Per affrontare questo limite, i ricercatori hanno testato una strategia più aggressiva ma razionale: una terapia combinata che colpisce simultaneamente tre nodi fondamentali della crescita tumorale. Il trattamento unisce daraxonrasib (che agisce su KRAS), afatinib (che blocca i segnali di EGFR, un recettore coinvolto nella proliferazione cellulare) e SD36, un farmaco innovativo che interferisce con STAT3, una proteina che contribuisce alla sopravvivenza delle cellule tumorali e alla resistenza ai trattamenti. I risultati, riportati nello studio pubblicato su PNAS, sono stati sorprendenti nei modelli animali. Nei topi con tumori pancreatici, la combinazione dei tre farmaci ha portato a una regressione completa dei tumori sperimentali, senza segni di ricrescita anche dopo lunghi periodi di osservazione. In alcuni casi, l’effetto è durato oltre 200 giorni dopo l’inizio del trattamento, un risultato raramente osservato in questo tipo di tumore.

Un altro aspetto importante è la tollerabilità della terapia: non sono stati osservati effetti tossici significativi nei modelli sperimentali, un elemento fondamentale quando si parla di combinazioni farmacologiche multiple.  Lo studio suggerisce che il fallimento delle terapie precedenti non dipende solo dal bersaglio sbagliato, ma dal fatto che il tumore riesce a “riaccendere” vie alternative di sopravvivenza. Bloccando contemporaneamente KRAS, EGFR e STAT3, questa strategia riduce drasticamente la possibilità che il cancro trovi vie di fuga.  Naturalmente, si tratta ancora di risultati ottenuti in modelli preclinici e non nei pazienti. Tuttavia, gli autori dello studio pubblicato su PNAS sottolineano che questa strategia potrebbe aprire la strada a nuovi trial clinici e a terapie più efficaci contro una delle neoplasie più difficili da trattare. In prospettiva, l’idea chiave è semplice ma potente: per combattere un tumore così adattabile, non basta colpire un singolo punto debole. Serve un approccio coordinato, capace di spegnere più interruttori contemporaneamente, impedendo al cancro di trovare una via di fuga.

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Autore
Libero Quotidiano

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