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Savona a un anno dal voto: a sinistra duello Russo-Arboscello, destra divisa tra Orsi e Morich con la suggestione Caprioglio

  • Posted on April 4, 2026
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  • By Il Vostro Giornale
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Savona a un anno dal voto: a sinistra duello Russo-Arboscello, destra divisa tra Orsi e Morich con la suggestione Caprioglio

Savona. Mancano almeno 13 mesi, ma probabilmente anche di più, al voto a Savona. La giunta Russo, eletta nell’ottobre 2021, “scadrà” a fine anno ma, complice il Covid che aveva fatto slittare varie finestre di voto, alle urne si andrà almeno nella primavera 2027 (se non più tardi ancora: esiste la possibilità che si arrivi addirittura a ottobre).

Nonostante alle elezioni manchino dunque ancora tanti mesi, in tutti gli schieramenti sono già in corso valutazioni e schermaglie per individuare la strada più probabile per Palazzo Sisto. Le situazioni sono diverse tra loro, ma condividono uno schema comune: sia nel centrodestra che nel centrosinistra, attualmente, ci sono due “fazioni” che spingono per soluzioni tra loro opposte.

CENTROSINISTRA: è duello Russo-Arboscello

Partiamo dagli uscenti. Il team di governo è pronto a ricandidarsi in blocco, capitanato da Marco Russo. Il sindaco lo ha detto da tempo: per lui esiste, nel prossimo futuro, solo il secondo mandato. Ha però un evidente tallone d’Achille: le contestazioni di questi anni, iniziate con la pedonalizzazione e proseguite con la raccolta differenziata porta a porta. Le continue polemiche hanno creato un certo malcontento in città, difficile oggi da quantificare numericamente, ma di certo “rumoroso”. Un malumore che le minoranze hanno ripetutamente sostenuto (chi per convinzione, chi per calcolo).

Tra chi teme che quel malcontento si trasformi in una sonora – e bruciante – sconfitta c’è qualche assessore (non in pubblico, naturalmente) ma soprattutto il Partito Democratico. Non tanto quello “locale”: gli esponenti savonesi sono da sempre convinti “pasdaran” del sindaco (almeno sui social) e i tre assessori targati Pd (Nicoletta Negro, Lionello Parodi e soprattutto la vicesindaca Elisa Di Padova) sostengono Russo a spada tratta. No, a tremare sono soprattutto i dem genovesi. Che, temendo la sconfitta, hanno iniziato a fare ragionamenti alternativi.

In questi giorni è addirittura circolata la voce di un presunto sondaggio commissionato proprio dal Pd genovese per verificare l’effettivo consenso di Russo. La notizia ha innervosito moltissimo sindaco e giunta, ed è stata ripetutamente negata da tutti gli attori coinvolti: sia Davide Natale (segretario regionale) che Roberto Arboscello (vice presidente della Regione) hanno giurato di non saperne nulla. Il che in politica significa, quasi sempre, che qualcosa di vero probabilmente c’è. Di sicuro a Genova c’è chi si chiede se candidare Russo sia una mossa perdente. Sul tavolo non c’è non solo e non tanto la città, quanto le prospettive successive: perdere Savona significherebbe, con tutta probabilità, non avere più speranze, per qualche anno, di vincere la Regione (ma nemmeno insidiare la Provincia). Da qui il bisogno impellente di “fare qualcosa”.

L’alternativa a Russo sarebbe stata individuata proprio in Arboscello. Non semplice, per diverse ragioni. La prima è che va convinto l’attuale consigliere regionale, che – non è un mistero – nutre l’ambizione di arrivare a Roma. Una tappa sicuramente più motivante – per paga e prestigio – di un “passo indietro” come diventare il sindaco di Savona. Arboscello e Andrea Orlando dovrebbero essere i due candidati di punta delle rispettive correnti per il Pd ligure, particolare che non regala garanzie ma permette almeno di nutrire ragionevoli speranze. Per candidarsi a sindaco di Savona Arboscello dovrebbe dunque rinunciare al “sogno” romano.

E poi c’è l’ostacolo più grosso, ossia lo stesso Russo. Semplicemente impensabile oggi un suo passo indietro, probabilmente si candiderebbe persino da indipendente contro il Pd. In realtà, forse una lusinga in grado di farlo cedere ci sarebbe: la promessa di un posto a Roma. La casella ci sarebbe anche, dato che rimarrebbe libera proprio quella oggi occupata in pectore da Arboscello. Certo, andrebbe costruita una narrazione ad hoc: non un siluro ma una promozione, un addio da vincitore. I problemi sono due. Il primo è che la proposta sarebbe minata alla base dall’impossibilità di fornire reali garanzie di elezione. Il secondo è caratteriale: anche imbastendo una narrazione per il resto del mondo, rimarrebbe in Russo, una volta a casa, davanti allo specchio, la consapevolezza della bocciatura. E il sindaco – che, gli va dato atto, è sinceramente idealista molto più che calcolatore – non è tipo da mandar giù facilmente un simile boccone, nemmeno di fronte alla prospettiva di un posto in Parlamento.

Quello che va detto è che, se gli avversari sono un termometro attendibile, Arboscello parrebbe avere buone chance di vittoria: più d’uno, nel centrodestra, confessa a denti stretti che “se di là c’è Arboscello non mi candido nemmeno”. Chissà.

CENTRODESTRA: i locali chiedono spazio, i vertici li ignorano

Anche nello schieramento opposto è in corso una specie di braccio di ferro tra esponenti locali e vertici regionali. Da un lato ci sono i consiglieri più noti in città: Maurizio Scaramuzza, Fabio Orsi, Piero Santi. Schieramenti diversi, richieste lievemente diverse ma un denominatore comune: il candidato sindaco deve emergere “dal basso”, dalla città. E il nome su cui concentrare gli sforzi sarebbe proprio quello di Orsi (che si è sempre detto disponibile, lo ha fatto anche nel podcast di IVG in tempi non sospetti). Una proposta su cui però i capi partito, ad oggi, sono molto perplessi.

La ragione “ufficiosa” è che il consenso raccolto nel 2021 era troppo basso (139 preferenze). Una motivazione traballante, dato che nel frattempo ha trascorso 4 anni e mezzo in minoranza ed è stato il frontman delle principali battaglie. I soliti maligni sussurrano che in realtà Vaccarezza, Ripamonti & Co. diano Savona già per persa e quindi preferiscano non dare eccessiva visibilità a qualcuno che potrebbe, in futuro, invadere il loro orticello. Probabilmente la ragione più realistica è molto più semplice: Orsi viene ritenuto troppo indipendente (già oggi milita nel gruppo PensieroLibero.zero, fondato proprio in un momento di contrasto con il centrodestra) e/o non all’altezza (un discorso, quest’ultimo, che si può allargare in generale a tutti i “savonesi”).

Per cercare un’alternativa locale credibile, il centrodestra ha messo in scena un vero e proprio casting: Paolo Canavese (direttore del porto), Giovanni De Filippi (ex presidente Opere Sociali), Caterina Sambin (presidente Unione Industriali), Federico Delfino (rettore Università di Genova). Ricevendo in cambio una sequenza di no. C’è chi ha tentato di costruire una candidatura per Claudio Sabattini, commercialista e past president dei Lions, ma l’ipotesi pare già tramontata. In questo bailamme, qualcuno (Scaramuzza?) ha buttato sul tavolo la suggestione Ilaria Caprioglio, l’unico nome in grado di mettere d’accordo tutti. Resta da capire se l’ex sindaco accetterebbe: dopo il 2021 è parsa letteralmente rifiorire una volta liberatasi dell’ambiente tossico di Palazzo Sisto, ma l’ego o un’umana voglia di rivalsa (nel 2021 fu messa da parte in malo modo) potrebbero anche convincerla a riscendere in campo. Lo ha già fatto per le regionali, sebbene con non troppa convinzione.

Data la confusione, i vertici regionali sembrano aver iniziato a seminare per una candidatura di Claudia Morich, attuale assessore al bilancio in Regione. Donna, tecnica, savonese: sulla carta un profilo interessante. E dopo una carriera negli uffici, un’avventura di questo tipo potrebbe anche solleticarla. Per ora Bucci&Co. si sono limitati a mandarla sotto la Torretta a ogni piè sospinto, anche quando sarebbe – sulla carta – toccato a un altro assessore. Una mossa “a costo zero” (qualcuno doveva presenziare comunque) e un modo per iniziare a farla conoscere, o forse per tastarne le capacità elettorali. L’inizio non è stato dei migliori: durante l’inaugurazione della “nuova” Corso Italia Morich ha apertamente lodato l’operato di Russo, non esattamente la mossa che ci si attende da un avversario. Se sia per semplice inconsapevolezza (forse nessuno le ha riferito delle polemiche pregresse) oppure per disegno politico del Vaccarezza di turno (magari volto a screditare proprio le battaglie dei consiglieri locali?), non è dato saperlo.

L’impressione è che la partita sia attualmente in standby. E per questo c’è anche chi vorrebbe spingere Orsi a una fuga in avanti: candidarsi subito, costruire un team e tentare poi di mettere il centrodestra davanti al fatto compiuto. Una mossa simile a quella di Russo 5 anni fa, sul cui carro il Pd salì di malavoglia e per assenza di alternative. Orsi il sostegno potrebbe anche averlo: alla fedelissima Daniela Giaccardi e a Scaramuzza potrebbe unirsi anche Santi, che da sempre chiede come contropartita per i suoi 1300 voti un posto da vicesindaco. Un sogno che finora non è riuscito ad esaudire, e una promessa che Orsi potrebbe fare senza difficoltà. Il dilemma di Santi a quel punto sarebbe: sposare Orsi o attendere una garanzia dai partiti ufficiali, rischiando di fare la fine di Godot?

M5S: i tormenti del giovane Meles

E veniamo ai 5 Stelle. Il fu MoVimento di Beppe Grillo vive oggi un’involuzione evidente ed è l’ombra di ciò che fu, non solo nei numeri ma anche nell’approccio: era “dal basso” e antisistema, è diventato un “normale” partito ormai legato a doppio filo col Pd. La base di Savona, però, è da sempre “dura e pura” e qui, ad oggi, il campo largo non ha ancora attecchito.

Il M5S locale, pertanto, vorrebbe correre da solo: troppi i punti di contrasto con l’amministrazione Russo per pensare di cancellarli e diventare una squadra. Il candidato sindaco naturale sarebbe Manuel Meles, già frontman nel 2021, ma i rapporti tra il giovane politico e i coordinatori appaiono ormai irrimediabilmente deteriorati. Troppi contrasti negli ultimi anni, a partire dalle ultime elezioni provinciali passando per le regionali e arrivando al recente referendum. E non è certo un mistero che le posizioni di Meles si siano da tempo avvicinate a quelle del centrodestra.

Difficile dunque pensare a lui. Anzi, le ultime dichiarazioni (ufficiali ma anche ufficiose: pochi giorni fa sui social ha apostrofato in modo apertamente critico – eufemismo – una mozione del M5S regionale sull’euro digitale) sembrano quasi un tentativo di arrivare definitivamente allo strappo. Francamente improbabile, almeno guardando da fuori, immaginare che la situazione possa andare avanti ancora per molto.

Stando così le cose, il M5S dovrebbe scegliere: candidare una figura nuova (Federico Mij è molto attivo, ma anche molto giovane) oppure prendere atto e portare anche a Savona l’alleanza con il Pd. Una mossa che sulla carta renderebbe più facile la vittoria del campo largo, il rischio però è quello di perdere gran parte della base: e senza militanti sul territorio fare campagna elettorale diventa complicato.

Dal canto suo Meles, libero dai lacci pentastellati, potrebbe guardare a quel centrodestra a cui ammicca ormai da tre anni. Chi segue il consiglio comunale ha chiaro che i rapporti con i colleghi sono buoni. Ipotizzare un suo ingresso nel clan Orsi è al momento audace, ma non irrealistico. Una mossa che rafforzerebbe la candidatura di Orsi rendendola più trasversale e autorevole. E soprattutto difficile da ignorare per Ripamonti e soci, dato che i big in squadra inizierebbero a essere tanti…

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