Ricchezza mondiale ai massimi dal 2021: l’Italia cresce del 17% e punta a 9.800 miliardi entro il 2030
- Postato il 9 giugno 2026
- Business
- Di Forbes Italia
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Nonostante un anno segnato da guerre commerciali, tensioni geopolitiche e volatilità dei mercati, la ricchezza finanziaria globale ha registrato nel 2025 la crescita più sostenuta dal 2021: +10,7%, per un totale di 333.000 miliardi di dollari. Includendo gli asset reali, il patrimonio netto globale supera i 550.000 miliardi, in aumento del 9,3% rispetto al 2024.
È quanto emerge dal Global Wealth Report 2026: The Great Reordering di Boston Consulting Group (Bcg), giunto alla sua 26a edizione, che analizza l’evoluzione della ricchezza finanziaria in 97 mercati e le tendenze strutturali che ne ridisegnano la distribuzione.
“La ricchezza finanziaria globale ha raggiunto 333.000 miliardi di dollari nel 2025, crescendo al ritmo più alto dal 2021, con una quota sempre più rilevante generata nei mercati emergenti, tanto che Hong Kong ha superato per la prima volta la Svizzera come primo centro di booking cross-border al mondo.In Italia la ricchezza finanziaria è cresciuta del 17% nel 2025, raggiungendo 7.500 miliardi di dollari”, commenta Valerio Napolitano, Managing Director e Partner di Bcg.
L’incremento non è stato però uniforme. Le azioni hanno guidato con un +13,2%, mentre l’oro ha segnato un +44%, sostenuto dagli acquisti delle banche centrali in un contesto di crescente instabilità valutaria. Gli asset reali sono avanzati del 7,4%, frenati dall’elevato livello dei prezzi nei principali mercati sviluppati. La ricchezza finanziaria globale è attesa in espansione a un tasso medio annuo del 7% fino al 2030, con uno scenario che sconta un allentamento delle tensioni geopolitiche nella seconda metà del 2026.
“Guardando al nostro Paese osserviamo una trasformazione della composizione stessa della ricchezza: il segmento Ultra-Hnw continuerà a crescere fino al 2030, ma il cuore del mercato resta nei segmenti affluent e lower private, che insieme rappresentano oltre un terzo della ricchezza e oltre 2,5 milioni di individui, anche questi in crescita nei prossimi cinque anni, nonché il bacino più ampio e ancora meno strutturato. Non a caso i gestori patrimoniali indipendenti italiani crescono all’11% annuo, tra i tassi più alti in Europa, segnale di una domanda che ha superato i prodotti tradizionali ma non trova ancora un’offerta all’altezza”, conclude Napolitano.
Una nuova mappa dei capitali: Hong Kong al primo posto
Per la prima volta nella storia, Hong Kong ha superato la Svizzera come principale centro finanziario transfrontaliero al mondo, con 2.900 miliardi di dollari in gestione (+10,7% rispetto al 2024). A trainare il sorpasso sono i flussi dalla Cina continentale, che rappresentano oltre il 60% degli asset gestiti, e la vivacità dei mercati azionari locali, con significativa attività Ipo e guadagni sulle principali piattaforme internet. La Svizzera rimane a quota 2.900 miliardi (+7,6%), con un posizionamento tradizionalmente orientato ai mercati dell’Europa occidentale che potrebbe rivelarsi un vantaggio in uno scenario di crescente incertezza geopolitica.
I primi dieci centri finanziari mondiali intercettano ormai quasi il 90% dei nuovi flussi di ricchezza transfrontaliera, che complessivamente ha raggiunto i 15.700 miliardi di dollari (+8,4%). La geografia della ricchezza si va polarizzando attorno a due blocchi: da un lato, quello asiatico, guidato da Hong Kong e Singapore, dall’altro quello occidentale, con Svizzera, Stati Uniti e Regno Unito. Singapore, il più diversificato hub patrimoniale asiatico, ha attratto oltre 2.000 family office e più di 100 gestori indipendenti: la sua ricchezza transfrontaliera è cresciuta del 10,3% nel 2025, con un tasso atteso del 9% annuo fino al 2030.
L’Europa occidentale è stata la sorpresa positiva dell’anno, con un avanzamento del 15,3%, sostenuta da movimenti valutari favorevoli e da un tasso di risparmio delle famiglie persistentemente elevato. La crescita della ricchezza nella regione è attesa al 5% annuo nei prossimi cinque anni.
I mercati emergenti: la prossima ondata
I mercati emergenti aggiungeranno quasi 7.000 miliardi di dollari di ricchezza finanziaria nella fascia con patrimoni superiori ai 250.000 dollari entro il 2030, con un tasso di crescita medio annuo dell’8% per il segmento affluent e oltre. India, Brasile e Messico trainano questa accelerazione sul segmento, rispettivamente con 2.370, 550 e 290 miliardi di dollari di incremento atteso, generando oltre un milione di nuovi milionari entro fine decennio.
Il paradosso è che questo bacino resta tra i meno serviti dell’industria, poiché i grandi operatori internazionali si stanno concentrando sulla clientela con patrimoni superiori ai 5 milioni di dollari, lasciando spazio a banche locali e gestori indipendenti. I clienti con reali asset investibili e crescente sofisticazione finanziaria cercano proposte più evolute e in molti mercati non le trovano ancora.
Italia: patrimonio in crescita, struttura in evoluzione
Nel 2025 la ricchezza finanziaria degli italiani ha raggiunto i 7.500 miliardi di dollari, con un incremento del 17,4% rispetto al 2024 e una proiezione a 9.800 miliardi entro il 2030, corrispondente a un tasso medio annuo del 5,4%. Il patrimonio netto complessivo, includendo asset reali (8.700 miliardi) e passività (900 miliardi), si attesta a 15.300 miliardi di dollari.
La composizione degli investimenti riflette una crescente propensione verso strumenti a più alto rendimento. Al 2025, il 43% della ricchezza finanziaria nazionale è allocata in azioni e fondi di investimento, contro una media del 32% in Europa occidentale, con una proiezione al 50% entro il 2030. Depositi e valute pesano il 25%, polizze vita e pensioni il 18%, obbligazioni l’8%.
Come anticipato dall’esperto Bcg, la distribuzione della ricchezza per segmento rivela un mercato in trasformazione. La clientela mass (patrimoni fino a 250.000 dollari) concentra il 37,6% della ricchezza finanziaria totale, con circa 47,9 milioni di individui. L’affluent (250.000–1 milione di dollari) detiene il 12,1% e i lower Hnw (1–20 milioni) ne rappresentano il 22,4%, insieme i due segmenti conteranno 3,2 milioni di persone nei prossimi quattro anni. Infine, gli Upper Hnw (20–100 milioni di dollari, con circa 18.000 persone) pesano il 9,3%, mentre gli Ultra HNW(con patrimoni superiori ai 100 milioni di dollari) contano circa 3.100 individui e controllano il 18,6% della ricchezza finanziaria nazionale, una quota destinata a salire al 22,2% entro il 2030.
Nel comparto della gestione patrimoniale indipendente, l’Italia registra un tasso di crescita dell’11% annuo(CAGR 2022-2025), con asset under management compresi tra 200 e 280 miliardi di dollari e 200-300 operatori attivi tra gestori quotati, SCF e multi-family office. È uno dei tassi più elevati nel Vecchio Continente, a testimonianza di una domanda in crescita verso proposte più personalizzate e architetture aperte.
L’AI ridisegna l’economia della consulenza
L’intelligenza artificiale sta già automatizzando la redazione di piani finanziari, la documentazione di compliance e la gestione di processi complessi con intervento umano minimo. Lo studio individua due scenari divergenti per il futuro: uno in cui l’AI amplia la copertura della clientela mantenendo al centro il consulente umano; uno in cui il consulente diventa opzionale per una quota rilevante del mercato. La differenza tra i due dipenderà dalle scelte che i player faranno nei prossimi due anni.
Le imprese che sovrappongono strumenti di intelligenza artifciale ai processi esistenti otterranno benefici marginali nel breve periodo, mentre le organizzazioni che integreranno la tecnologia in modo strutturale, riprogettando intorno ad essa l’intera catena del valore, potranno sbloccare tra il 25% e il 30% di capacità operativa aggiuntiva e aumentare i ricavi per consulente fino al 20%. Grazie all’intelligenza artificiale, il miglioramento dei tassi di conversione è atteso tra il 10% e il 25%, mentre la qualità dell’esperienza cliente può migliorare fino a 15 punti percentuali.
L’articolo Ricchezza mondiale ai massimi dal 2021: l’Italia cresce del 17% e punta a 9.800 miliardi entro il 2030 è tratto da Forbes Italia.