Mimmo Varrà: il calcio, la crisi e le soluzioni per ripartire
- Posted on April 3, 2026
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Il Quotidiano del Sud
Mimmo Varrà: il calcio, la crisi e le soluzioni per ripartire
Il direttore sportivo del Soriano punta il dito contro tutti, a partire dai dirigenti: «Fanno il passo più lungo della gamba, senza programmazione». E poi: «Ci sono troppi stranieri, anche fra i Dilettanti»
Il calcio italiano è in crisi, ma non da ora, anche se Mimmo Varrà lo aveva anticipato tanti anni addietro. L’esperto direttore sportivo del Soriano, con alle spalle 50 anni di attività fra calciatore, tecnico e direttore sportivo, in tempi non sospetti aveva anticipato verso quale pessima strada si stava andando, a tutti i livelli. Aveva parlato, nel 2009, di dirigenti che non programmano, di tecnici che non hanno coraggio, di un calcio, quello nazionale, che stava andando a rotoli.
«Si guarda soprattutto alla poltrona, piuttosto che al futuro». Parole dette con tanti anni di anticipo, per episodi poi puntualmente verificatisi. «La Nazionale decadente – dice subito Mimmo Varrà – altro non è che lo specchio della Nazione, a tutti i livelli, dalla politica allo sport. Solo parole, pochi fatti concreti. I principali colpevoli sono proprio coloro che si stanno allarmando più di tutti, ossia i dirigenti di società, anche fra i Dilettanti».
Classe dirigente inadeguata: la crisi del calcio per Varrà parte da qua
Nel calcio italiano in piena crisi, per Mimmo Varrà le colpe principali sono da dividere fra chi dirige la baracca e chi dirige le società. Con il ds rosarnese partiamo da un dato di fatto che non sfugge: ogni anno l’Eccellenza calabrese è sempre più scarsa della precedente edizione: «È vero – conferma Varrà – ma io è da tempo che lo dico. Colpa solo dei giocatori? Io dico che tutto nasce da una classe dirigente molto scarsa, ovviamente fatte salve delle eccezioni. Prendo come punto di riferimento il torneo di Eccellenza, ma il discorso può essere esteso ad altri tornei. Ci si improvvisa come dirigenti e spesso si fa il passo più lungo della gamba. Si va al di là delle proprie possibilità. C’è troppa megalomania e difatti dopo exploit improvvisi, si sparisce dalle scene. Inoltre non si riservano adeguate energie al Settore giovanile». E ancora: «Trovo squadre, fra i Dilettanti, con 60 tesserati. Gente che va e viene, in particolare stranieri. Spesso non retribuiti. Possibile non si trovi una soluzione? Possibile che i vari Comitati Regionali non trovino la forza per intervenire e risolvere il problema? Così non si può più andare avanti».
«Regole assurde fatte da incompetenti»
Altro aspetto che pesa: «Dalla legge Bosman in poi tutto è andato a rotoli. E il calcio italiano ne ha risentito maggiormente. Si impone l’utilizzo di ventenni in Serie D, in Eccellenza e Promozione, quando in altre nazioni a quell’età sono già in massima serie. Regole assurde, fatte da incompetenti seriali. E poi le Primavere e i Settori giovanili sono imbottiti di stranieri. Sia chiaro: nulla contro coloro che vengono da altre Nazioni. Ne conosco tanti e alcuni li ho anche ingaggiati. Ma sono fiero di dire che oggi a Soriano abbiamo 18 calabresi su 24. Quando sono arrivato era pieno di stranieri, molti dei quali presi con i video farlocchi che girano. Perché fra i mali del calcio c’è anche l’incompetenza di chi si improvvisa esperto di mercato». Quando si parla di obbligo, Mimmo Varrà ne propone un altro: «Volete mettere under per forza in prima squadra? Allora mettete l’obbligo di utilizzare due ragazzi del 2008 in A e altrettanti in B. E poi vediamo se non escono fuori i giovani italiani».
Troppi stranieri
Ci sono, insomma, troppi stranieri. Anche fra i Dilettanti: «Vedo squadre di paesi, dove una volta giocava solo gente del luogo, fatte completamente da stranieri. Che calcio è questo? Andando avanti di questo passo, prenderemo anche arbitri stranieri fra i Dilettanti. Ormai mancano solo loro! Ma alla base di tutto c’è il problema che evidenziavo prima, ossia la megalomania dei dirigenti. Se non avete le forze, fate i tornei minori. Scendete di categoria. Se l’obiettivo è fare calcio per passione e per il sociale, allora lo si può fare in qualunque categoria. Allo stesso tempo ci vogliono in squadra sette, otto giocatori del luogo. Non ci credo quando mi dicono che non ci sono ragazzi del paese per giocare in prima squadra. Se non vi potete permettere calciatori di un certo livello, fate un torneo minore, ma con i giovani e con i nostri ragazzi».
Rappresentativa della Calabria e fiducia nei giovani
Il direttore sportivo è un fiume in piena: «Dispiace innanzitutto per l’eliminazione della Rappresentativa Under 19 della Calabria dal Torneo delle Regioni. Umberto Scorrano anche stavolta ha fatto bene e torna a casa da imbattuto. Quel torneo l’ho vinto 48 anni fa, quando giocavano i migliori calciatori calabresi. Oggi è ancora così? Leggo lodi sperticate per Simigliani. Intendiamoci: un ottimo calciatore che stimo tantissimo. Ma non è un calabrese. Viene da un’altra nazione. Da noi quanti Simigliani ci sono ai quali non viene data fiducia? Lo stesso Simigliani, classe 2007, quest’anno avrebbe dovuto giocare almeno in D se non in C e questo senza nulla togliere alla ReggioRavagnese, che è stata bravissima ad ingaggiarlo». Il punto è anche un altro: «Manca il coraggio a diversi tecnici. Vogliono calciatori già pronti, ma se siete bravi, i giovani dovete costruirli voi, dargli fiducia, farli giocare. Poi è anche vero che certi dirigenti vogliono i giovani in campo, ma pretendono anche le vittorie. E le due cose non vanno sempre di pari passo».
Under 19
Nel parlare del calcio e della crisi, Mimmo Varrà non fa sconti ad alcuno e parla anche di quanto accaduto al Soriano Fabrizia in questa stagione. «Ci siamo ritrovati a dover dare dieci calciatori della prima squadra alla nostra Under 19 per evitare di subire goleade in ogni partita. Questo perché «non si è stati in grado, prima del mio arrivo, di allestire una formazione giovanile adeguata. Dovrebbe essere la prima squadra ad attingere dall’Under 19 e non il contrario. Chi ha operato in estate lo ha fatto male e con una improvvisazione totale. Il calcio è una cosa seria, non è una passerella o una coglionella. Ho acconsentito all’utilizzo massiccio degli under della prima squadra e ci siamo ritrovati con tre infortuni abbastanza seri. Due ragazzi hanno finito anzitempo la stagione e uno è rimasto fuori tre mesi. Perché non si può giocare ogni domenica e ogni martedì, per novanta minuti». E quindi «paghiamo adesso l’incompetenza di chi ha pensato di poter fare calcio improvvisando, partendo da stage farlocchi per arrivare all’abbigliamento». Ma «vi posso assicurare che il prossimo anno cambierà tutto, perché intervengo io».
Il bilancio del Soriano
Non solo calcio e crisi: Mimmo Varrà parla anche del Soriano Fabrizia. Arrivato con la squadra penultima in classifica, ha rivoluzionato l’organico e adesso i vibonesi sono fra le prime cinque del torneo. Il bilancio? «Nella vita bisogna sempre dire che si può fare di più. E io lo ribadisco. Detto questo sono contento per l’ottimo lavoro svolto dallo staff tecnico e dalla squadra. Ragazzi splendidi». Sul futuro c’è da dire che diverse società lo hanno già contattato «ma io rispedisco tutto al mittente perché ho un impegno d’onore con il Soriano Fabrizia. Mi trovo bene con i presidenti e con i dirigenti, ma loro sanno che io agisco secondo dei codici ben definiti. Prendere o lasciare. Siamo fra i Dilettanti, ma io opero come se fossimo fra i professionisti, sia per rispetto di tecnici e calciatori, sia perché è così che si cresce». Sempre in merito al futuro «una volta terminato il campionato, mister Crucitti, per via del lavoro svolto quest’anno, sarà il primo tecnico con il quale andrò a parlare per la prossima stagione. Se le idee collimeranno, allora procederemo assieme».
Intenzioni e idee
Mimmo Varrà quindi ripartirà dal Soriano Fabrizia anche perché «abbiamo già una buona base di partenza. Devo solo capire bene cosa vuole fare la società. Se c’è la possibilità di disputare un altro campionato di vertice, allora siamo pronti. Già così questa squadra può stare in alto. In caso contrario, rivediamo i piani per disputare un torneo di transizione. Chiarezza, puntualità, serietà sono le tre regole basilari che rappresentano un inevitabile punto di partenza». Allo stesso tempo «mi auguro che la gente segua sempre più numerosa la squadra. Sicuramente abbiamo un campo sportivo che, per quanto riguarda gli spalti, non aiuta l’afflusso di gente. Ma confido nell’impegno del sindaco e degli amministratori locali, a noi sempre vicini». I calciatori quindi saranno riconfermati in blocco «perché hanno fatto bene, creando un bel gruppo. Sono in tanti a manifestare interesse, ma rimarranno qui almeno una decina se non di più. Ho già trovato l’accordo di massima con loro». Ma i calciatori in verità possono firmare solo a luglio: «Sì, però io le squadre le faccio con largo anticipo. A luglio mi riposo in vista della nuova stagione».
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