L’Ue congela il tetto al prezzo del petrolio russo: “La guerra in Iran ha allentato la pressione su Mosca”. Che ha incassato miliardi
- Postato il 9 giugno 2026
- Economia
- Di Il Fatto Quotidiano
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La Ue – a buoi ormai scappati – prende atto che la crisi in Medio Oriente è stato un inatteso assist per le finanze del Cremlino, che ha goduto di un sostanziale aumento degli introiti da vendita di idrocarburi nonostante le sanzioni occidentali varate dopo l’invasione dell’Ucraina. Per questo ora Bruxelles propone di sospendere fino a gennaio 2027 il meccanismo automatico di aggiornamento del tetto al prezzo del petrolio russo. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, presentando il 21esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, ha spiegato: “Il conflitto in Medio Oriente e le interruzioni delle catene di approvvigionamento energetico globali hanno allentato in parte la pressione” su Mosca. Di qui il congelamento del price cap fissato al momento a 44,1 dollari al barile, superato il quale alle compagnie occidentali è vietato fornire servizi di trasporto, assicurazione o finanziamento.
La ratio? Dopo il 18esimo pacchetto di sanzioni, l’Ue aveva introdotto un sistema automatico che aggiorna ogni sei mesi il tetto al prezzo del petrolio russo, mantenendolo del 15% sotto il prezzo medio di mercato. Con il blocco di Hormuz e il balzo delle quotazioni petrolifere, il meccanismo avrebbe però prodotto un effetto paradossale: aumentare il limite, portandolo a oltre 75 dollari. Il meccanismo di adeguamento “non è stato concepito per shock di mercato come quello causato dalla chiusura dello Stretto”, ha ammesso von der Leyen. “Quindi proponiamo di sospendere l’adeguamento fino a gennaio del prossimo anno. Ciò darà ai mercati petroliferi il tempo di stabilizzarsi, mantenendo al contempo la pressione sulle entrate della Russia”. Ma nel frattempo, secondo il centro studi CREA, la crisi mediorientale ha già garantito al Cremlino fino a oltre 730 milioni di euro al giorno come ricavi dalla vendita – anche alla Ue – di combustibili fossili, il livello più elevato degli ultimi due anni e mezzo.
Parallelamente, Bruxelles punta sulla carta a rafforzare il contrasto alla cosiddetta “flotta ombra”, la rete di petroliere utilizzata dalla Russia per aggirare le restrizioni occidentali. La Commissione propone di aggiungere altre 30 navi alla lista delle imbarcazioni sanzionate, che superano già quota 600, e per la prima volta di colpire anche le navi che forniscono servizi di supporto come bunkeraggio e assistenza logistica. Nel mirino finiscono inoltre porti, aeroporti e raffinerie coinvolti nel commercio o nella lavorazione del petrolio russo.
Oltre alle sanzioni nel settore dell’energia, von der Leyen fa sapere che la Ue intende estendere i divieti di transazione ad altre 31 banche russe e a 20 banche, società o piattaforme di criptovalute e operatori petroliferi in paesi terzi, che hanno fornito servizi a entità e individui russi sanzionati o hanno eluso le nostre misure. “Per la prima volta, introdurremo la possibilità di un divieto totale di servizi relativi alle criptovalute in paesi terzi”. Sul commercio, “stiamo introducendo nuove restrizioni all’esportazione di beni e tecnologie utilizzati dall’industria militare russa. Ad esempio, stiamo prendendo di mira un maggior numero di metalli e leghe utilizzati nei settori aerospaziale e della difesa. Per quanto riguarda i droni, proponiamo nuovi divieti di esportazione per le attrezzature di supporto a terra e i sistemi di disturbo e lancio, tra gli altri articoli. Proponiamo anche nuovi divieti di importazione per una serie di beni per un valore di 60 milioni di euro. Ad esempio, ciò riguarda determinati metalli, minerali metalliferi o componenti per auto, perché vogliamo consolidare la diversificazione dell’Europa per ridurre la dipendenza dalle importazioni russe”. Infine, von der Leyen annuncia che la Ue propone per la prima volta di vietare l’ingresso nell’Unione Europea agli ex combattenti russi.
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