Lino Banfi: dalla bizona a un Medico in famiglia, per chi tifa l'attore che voleva picchiare De Sisti
- Postato il 7 giugno 2026
- Di Virgilio.it
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Come Nonno Libero in “Un medico in famiglia” – la fiction che in tanti sperano di rivedere in un’altra edizione – era più legato al Bari, che resta la sua prima squadra del cuore, ma Lino Banfi ama la Roma sopra ogni altra cosa. Un feeling nato quando era povero e sconosciuto e che dura da più di mezzo secolo. In pochi possono dire di aver girato dei film riusciti sul calcio (“Ultimo minuto” di Pupi Avati tra quelli “seri”, “Il presidente del Borgorosso” con Sordi tra quelli comici), ma Banfi ne ruolo di Oronzo Canà, il tecnico della Longobarda, ha fatto impazzire tutti con l’Allenatore nel pallone ed anche con il suo sequel.
- Come nasce il tifo per la Roma
- L'amicizia con Lotito
- Il diploma di allenatore
- Il rapporto con Falcao
Come nasce il tifo per la Roma
L’affetto per il Bari è legato ovviamente alle sue origini: nato a Canosa di Puglia, pur non seguendo molto il calcio da bambino, simpatizzava per i galletti (“Hanno comprato Cowans e Rideout? E chi sono – disse all’epoca – a me questo sembra un cavallo (Ribot ndr) non un calciatore”) poi ecco scoppiare l’amore per la Roma. Il motivo l’ha raccontato lui diverse volte: “Di calcio non capivo nulla e l’unico sport che conoscevo e del quale ero campione olimpico, era il “salto del pasto”, accompagnavo i disabili allo stadio: un tifoso della Lazio non mi offrì nulla, ma mi guardava anche male e la cosa non mi fece una buona impressione a tal punto che pensai di non fare più quel genere di lavoro. Però era difficile dire di no al guadagno di 1.000 lire e accettati nuovamente di accompagnare un invalido allo stadio e questa volta mi capitò un tifoso romanista ben in carne e molto più gentile e generoso, tanto che ci fermammo in una trattoria e mangiai sino a scoppiare e poi, allo stadio, vedere l’entusiasmo del tifo romanista mi conquistò e da quel giorno cominciai a simpatizzare per i colori giallorossi, sino a diventare un vero e proprio tifoso”.
L’amicizia con Lotito
“Ricordo quando portai mia moglie e mio figlio per la prima volta all’Olimpico. Lucia mi disse: “Se urlate non vengo più”. E invece dopo due partite era lei che si alzava e si incazzava. Ho dovuto dirgli ‘stai buona che ci riprendono e mi fai fare brutta figura’. Pensi che avevamo il posto vicino a Lotito…quando ancora non era il presidente della Lazio veniva a vedere la Roma. Ricordo che si sedeva sempre vicino a noi questo signore che ce l’aveva con gli arbitri. Poi chiesi: ‘Ma chi è?’. Mi dissero che aveva un’impresa di pulizie e che si chiamava Claudio Lotito. Ogni volta pensavo ‘mamma mia, ma sempre vicino a questo dobbiamo stare?’. Poi col tempo siamo diventati amici ed è venuto anche a recitare una parte nell’Allenatore nel Pallone 2”.
Il diploma di allenatore
Banfi possiede anche il diploma di “Allenatore Ad Honorem” rilasciato dall’A.I.A.C, l’Associazione Italiana Allenatori Calcio. Merito de “L’allenatore nel pallone” dove recitano anche personaggi del mondo del calcio, da Ancelotti e Pruzzo, da Graziani a De Sisti. Nel film si crea un divertente equivoco tra Canà e l’allenatore della Fiorentina che sfocia nella celebre battuta: “Picchio De Sisti”. “Sì Picchio De Sisti l’allenatore dei viola”. “Non avete capito. Io picchio De Sisti e gli spezzo pure la noce del capocollo! Chiaro?”. Banfi ricorda: “Giancarlo De Sisti, quando ci incontriamo, mi ricorda sempre il successo avuto da quei film, mentre molti altri ex calciatori si lamentano per non essere stati chiamati, ma era il regista a decidere. Ricordo che Ciccio Graziani mi derideva per la mia testa pelata e in un’occasione gli dissi di continuare pure a prendermi in giro, ma che un giorno lui sarebbe diventato pelato come me e i fatti lo hanno confermato! Adesso, ogni volta che ci incontriamo, mi maledice…”.
L’idea di Oronzo Canà ne “l’Allenatore nel pallone” è merito di Liedholm: “Prendevamo sempre l’aereo per andare a Milano e lui mi parlava di questo Oronzo Pugliese, un tecnico molto verace che si nascondeva negli armadi per cogliere sul fatto i calciatori fedifraghi. Mi disse di fare un film su di lui. Io ne parlai con il produttore Sergio Martino, che se ne uscì con il nome di Canà. Io gli chiesi il perché della scelta e lui mi disse: ‘Così chiamiamo tua moglie Mara e ci facciamo mandare due settimane in Brasile con la scusa del Mara-Canà'”.
Il rapporto con Falcao
Tanti gli amici nel mondo del calcio: “Il primo fu De Nadai, con la sua famiglia, poi Scarnecchia, con il quale ci siamo visti molto appena si sposò con la ragazza che ora è la moglie di Beppe Grillo. Falcao l’ho conosciuto molto presto. Una volta lo aspettai fuori da Trigoria per uscire insieme con la macchina sua, veniva a trovarmi a casa volentieri, poi scoprii perché veniva… Perché gli piaceva mia figlia Rosanna, non era solo per Lino Banfi, ma c’era un motivo… A Cerezo una volta feci uno scherzo con Paulo. Mi invitò a cena, loro andavano dove c’erano belle donne, a me non fregava niente perché già lavoravo con belle donne, lui mi forzò perché voleva fare uno scherzo a Toninho, che era arrivato da pochi giorni in Italia e non capiva bene l’italiano. Io dovevo spiegargli che per dire: “Molto lieto” alle donne si dice “Porca puttena”. Io credevo che Falcao lo dicesse per fare una battuta e invece quando uscimmo la sera nel momento di presentarsi Falcao andava in giro dicendo “Ti presento Cerezo” e lui rispondeva a tutti “Porca puttena”. Poi Toninho capì che era uno scherzo e “Falcheo” diede la colpa a me…”.
Imdimenticabile anche lo sketch durante gli Europei vinti dall’Italia di Mancini nel 2021: l’attore aveva inviato un videomessaggio a Ciro Immobile e Lorenzo Insigne, chiedendo loro di urlare in mondovisione il suo iconico tormentone “Porca puttena” in caso di gol. La promessa è stata mantenuta: dopo aver segnato nel match inaugurale contro la Turchia all’Olimpico di Roma, entrambi i giocatori hanno dedicato l’esultanza alla telecamera proprio con quella frase. L’iniziativa era nata dopo una serie di divertenti chiamate a Giorgio Chiellini, che all’inizio aveva persino scambiato Banfi per uno scherzo telefonico”.