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Leon Goretzka spiegato ai tifosi di Milan e Juventus che lo conoscono solo per il calcio

  • Posted on April 9, 2026
  • By Virgilio.it
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Leon Goretzka spiegato ai tifosi di Milan e Juventus che lo conoscono solo per il calcio

C’è un lato marcato che esiste oltre il campo da calcio. Leon Goretzka è un calciatore che non ha paura di esporsi. Il centrocampista, il cui ologramma comincia a essere percepito dai radar del mercato nelle stanze dirigenziali di Milan e Juventus (Napoli e Inter per ora osservano in retrovia), negli anni è diventato qualcosa di più di un pilastro del calcio tedesco.

La sua immagine pubblica si è legata spesso a temi civili, dal contrasto al razzismo alla memoria della Shoah, fino a prese di posizione nette contro l’omofobia. Il progetto che meglio sintetizza questa dimensione resta però WeKickCorona, l’iniziativa costruita insieme al collega Joshua Kimmich durante il momento più duro della pandemia.

Come nasce WeKickCorona nel pieno dell’emergenza

WeKickCorona (letteralmente, “prendiamo a calci il Coronavirus”) nasce il 20 marzo 2020, quando la Germania – come buona parte d’Europa – entra nella fase più traumatica dell’emergenza Covid. Goretzka e Kimmich mettono sul tavolo un milione di euro di tasca propria e presentano l’iniziativa come un aiuto urgente per associazioni caritative, realtà sociali e strutture mediche in difficoltà. L’idea di fondo: sostenere chi, in quei giorni, continua a tenere in piedi il tessuto del Paese ben oltre i propri limiti economici e organizzativi.

Il focus diventa la raccolta fondi sviluppata in una modalità chiara. Il sito ufficiale riporta una frase di Goretzka: “Possiamo sconfiggere il Coronavirus solo lavorando in squadra. Con #WeKickCorona vogliamo aiutare chi aiuta gli altri”.

Tradotto: interventi concreti sul territorio tedesco. Tra i beneficiari indicati compaiono banche alimentari, ospedali, assistenza ai senzatetto, servizi per la donazione di sangue e, più in generale, enti sociali e caritativi.

Il sito riporta anche una frase di Kimmich: “La salute viene prima di tutto, ecco perché la solidarietà è ora necessaria, sia a livello individuale che collettivo. Chiunque può dare il suo contributo”. In homepage viene anche detto che le richieste sono esaminate entro dieci giorni dalla presentazione e non si finanziano iniziative private o soggetti commerciali.

I primi numeri e l’impatto immediato

La risposta è stata immediata. Tre giorni dopo il lancio la campagna comunica di aver superato i tre milioni di euro, con oltre 400 domande ricevute e ventuno progetti selezionati. Tra gli esempi citati compaiono il Deutsche Kinderhospizverein (Associazione per l’assistenza ai bambini malati terminali), StreetAngel e.V., la fondazione tedesca per i giovani adulti malati di cancro, una casa di riposo di Bochum, servizi di consulenza per persone in crisi economica e perfino strutture che, senza incassi o donazioni, non riescono più a sostenere spese essenziali.

Il 27 marzo dello stesso anno la raccolta sale a 3,5 milioni, con più di 800 richieste di sostegno.

Un’iniziativa seguita in prima persona

A colpire è soprattutto il metodo. In un’intervista al sito del Bayern, Kimmich e Goretzka raccontano di non essersi limitati a versare denaro: hanno inciso personalmente sulla scelta dei fondi da destinare. Per questo, dopo gli allenamenti, si mettevano al computer a registrare le donazioni, controllare le richieste e seguire le pratiche. È un dettaglio importante, perché sposta WeKickCorona dal terreno della beneficenza simbolica a quello di una micro-struttura di intervento rapido, pensata per essere tanto trasparente e poco burocratica.

La rete di sostenitori e le collaborazioni

Intorno al progetto si crea presto una rete ampia. Sul sito ufficiale sfilano decine di sostenitori tra calciatori, allenatori, atleti di altri sport e personaggi pubblici. Tra i nomi compaiono, fra gli altri, i calciatori Mats Hummels, Leroy Sané, Jonathan Tah, le calciatrici Giulia Gwinn, Lina Magull, il tennista Alexander Zverev, il cestista NBA Dennis Schröder, lo sciatore Felix Neureuther e l’allenatore del Barcellona, Hansi Flick.

Nel maggio 2020 il Bayern versa inoltre 250mila euro ricavati dalla vendita delle mascherine prodotte con sciarpe del club, mentre nel 2021 Siemens lega a WeKickCorona una campagna benefica fondata sui battiti cardiaci dei tifosi durante una partita, confermando che l’iniziativa era ormai diventata anche una piattaforma di mobilitazione pubblica riconoscibile ben oltre il gesto iniziale dei due fondatori.

La crescita della raccolta e la discrepanza dei dati

Anche i numeri, col tempo, crescono. Nel maggio 2020 il Bayern parlava già di oltre 4 milioni raccolti; a giugno Aktion Deutschland Hilft riferiva di più di 5 milioni entro l’inizio del mese e di oltre 830 mila euro arrivati attraverso una specifica operazione di raddoppio delle donazioni; nel dicembre 2020 il club indicava oltre 5 milioni e 570 progetti sostenuti.

Oggi il sito ufficiale mostra 4.300 donatori, 4.500 richieste e 760 progetti finanziati e la homepage tedesca parla di “più di 6 milioni di euro”.

Dall’emergenza sociale alla memoria civile

Il raggio d’azione, pur nato dentro l’emergenza tedesca, non è rimasto chiuso entro quei confini. Nell’agosto 2020 l’Auschwitz-Birkenau Memorial ha reso noto che 75 mila euro donati tramite WeKickCorona sarebbero stati destinati alla conferenza educativa internazionale del 2021.

Parallelamente, il progetto comunicava che quel sostegno avrebbe contribuito anche alla preparazione di una mostra dedicata allo sport e agli sportivi nel campo di Auschwitz. È un passaggio che conta, perché mostra come WeKickCorona abbia toccato – attraverso la memoria – anche il terreno della formazione civile, oltre all’assistenza di prima necessità.

Non sorprende che WeKickCorona abbia raccolto anche riconoscimenti pubblici. Il DOSB, la Confederazione olimpica sportiva tedesca, ha assegnato a Goretzka e Kimmich il premio Fair Play 2020 nella categoria speciale, sottolineando la capacità dell’iniziativa di mobilitare figure note dello sport e della società e di convogliare oltre cinque milioni di euro verso fini sociali. Nello stesso periodo i due hanno ricevuto anche il premio onorario 2020 dei German Football Ambassadors.

Chi è Leon Goretzka oltre il campo da calcio

La carriera da calciatore di Goretzka parla da sé: col Bayern ha vinto 6 volte la Bundesliga, 2 volte la Coppa di Germania, 4 Supercoppe di Germania, 1 Champions League, 1 Supercoppa UEFA e un Mondiale per Club. Ma per inquadrare Goretzka bisogna guardare anche al resto.

Uno degli episodi che ne restituiscono un profilo ben delineato è rappresentato dalle offese razziste ricevute dai compagni di nazionale Sané e Gundogan durante Germania-Serbia del 2019. Dopo quell’episodio chiese più coraggio civile da parte di chi assiste e, nel 2021, spiegò che proprio quei fatti furono per lui l’inizio della scelta di esporsi “sempre in modo chiaro e netto”.

Nel 2020 il centrocampista definiva il calcio “un ottimo costruttore di ponti” e invitava a reagire al razzismo con coraggio civile; nello stesso anno incontrava a Berlino la sopravvissuta alla Shoah, Margot Friedländer, ribadendo che “dobbiamo essere noi a fare in modo che una cosa del genere non accada mai più”. Sono pubbliche anche le prese di posizione – attraverso i social – contro gli ultranazionalismi e gli estremismi di destra.

Nel 2021 su X ha scritto: “Se ho il privilegio di giocare per il nostro Paese, voglio giocare per i nostri valori e la nostra Costituzione, non per un Paese che non ha prestato attenzione alle lezioni di storia. Il nero, il rosso e l’oro sono i colori della nostra democrazia”.

L’eredità di WeKickCorona

È in questa cornice che WeKickCorona acquista una identità. Più che una semplice iniziativa legata all’emergenza, è diventata la manifestazione più concreta di un’idea di responsabilità pubblica che Goretzka aveva già mostrato anche altrove.

Sul piano pubblico, uno degli ultimi rilanci espliciti rintracciabili è un’intervista del gennaio 2022 in cui Goretzka spiegava di voler sviluppare con Kimmich nuove idee per il futuro: “Abbiamo in mente alcune nuove idee, ma dobbiamo ancora definirle meglio. Sono molto motivato. Ci sono sempre persone che hanno bisogno di aiuto”.

Da allora, per Goretzka, c’è stata una continuità di impegno sociale e civile: è stato protagonista, nel 2023, delle campagne di Deutsche Telekom e Bayern contro l’hate speech. Continua inoltre a comparire come sostenitore pubblico di realtà civiche tedesche.

Sul sito di Gesicht Zeigen!, organizzazione per “una Germania aperta”, la sua pagina personale dice apertamente che vuole usare attenzione e visibilità ottenute con il calcio per portare nell’agenda pubblica temi come razzismo e xenofobia, e che intende continuare a esporsi su questi temi ogni volta che ne avrà occasione.

Oggi WeKickCorona resta l’eredità tangibile di una grande mobilitazione nata nell’urgenza e trasformata in sostegno concreto per centinaia di realtà sociali. Aiutarsi gli uni con gli altri: una delle tante lezioni che la pandemia ha scolpito in un decorso purtroppo drammatico.

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Virgilio.it

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