La più grande manifestazione sull’artigianato contemporaneo arriva a Venezia. Ecco come sarà Homo Faber 2026
- Postato il 9 giugno 2026
- Design
- Di Artribune
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Un gioco di ombre cinesi per raccontare i sogni e le visioni invisibili agli occhi che si nascondono dietro gli oggetti artigianali, una struttura a mezzaluna che sorge da una piscina e illumina una serie di vasi nelle tonalità acquatiche, un monumentale specchio cinetico pensato per magnificare i dettagli architettonici del Chiostro Palladiano, un soffitto di lanterne di carta ispirate agli uccelli autoctoni della laguna veneziana. Sono soltanto alcune delle chicche installative che si vedranno dal primo al 30 settembre nella quarta edizione di Homo Faber, la biennale dell’alto artigianato organizzata dalla Michelangelo Foundation for Creativity and Craftmanship che, come si poteva immaginare, con l’arrivo di Es Devlin (Kingston upon Thames, Regno Unito, 1971) alla direzione artistica si prepara a spingere forte sul pedale della spettacolarità e del coinvolgimento emotivo dei visitatori.
La mostra: un racconto poetico di luce e gesti
L’artista e scenografa britannica, celebre per le sue “architetture emozionali” declinate in diverse forme in contesti che spaziano dai musei più blasonati ai teatri e ai palchi dei concerti pop, ha immaginato quindici installazioni immersive con cui scandire il percorso della mostra negli spazi della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, sull’isola di San Giorgio Maggiore. Il titolo che ha scelto per questa edizione della manifestazione, An Island of Light, mette al centro di tutto la luce, un materiale d’elezione nel suo lavoro ma anche l’elemento che, insieme all’acqua onnipresente, definisce più di qualunque altro l’essenza di Venezia. Da secoli, infatti, la sua grana particolare e l’instabilità dei riflessi costringono gli artisti che vogliono riprodurla a cambiare il loro modo di guardare. I nomi dei vari ambienti, sempre scelti da Es Devlin, sono evocativi come strofe di una poesia o di una canzone: a “A Language of Hands”, un linguaggio di mani, seguono, in ordine sparso, “A Library of Lungs”, una libreria di polmoni, “A Infinite Birdsong”, un infinito canto di uccelli, o, ancora, “Twenty Silent Songs”, venti canzoni silenziose.
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L’intelligenza della mano al centro della scena
Sarà proprio lei, con la sua voce, ad accogliere i visitatori nelle Stanze della Fotografia trasformate per l’occasione in una manifattura sospesa nel tempo con un racconto dedicato alle mani operose degli artigiani. “Il linguaggio delle mani sarà la prima cosa che i visitatori incontreranno. Vogliamo soprattutto che si portino a casa una nuova prospettiva: che possano comprendere l’etimologia degli oggetti, le loro origini e le condizioni in cui sono stati fatti. Speriamo che ripartano con la voglia di creare qualcosa a loro volta e di sostenere questi mestieri, che sono dei veri e propri patrimoni culturali immateriali in via di estinzione” ha dichiarato in un breve video messaggio trasmesso durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento a Milano. Il modo antico, e diretto, di relazionarsi alla materia tipico degli artigiani sembra effettivamente aver riconquistato l’attenzione del pubblico in questi ultimi anni, forse per controbilanciare la presenza sempre maggiore del digitale nelle nostre vite. “L’artigianato è importante perché permette di salvaguardare tecniche antiche e competenze ma anche perché incarna valori profondamente umani”, spiega la vicepresidente della Michelangelo Foundation Hanneli Rupert. “Oggi, con l’aiuto della tecnologia e dell’intelligenza artificiale è possibile riprodurre immagini di qualunque tipo e perfino la voce umana, ed è anche per quello che molti di noi ricercano l’autenticità del fatto a mano”.
I pezzi di 400 artigiani protagonisti delle installazioni di Es Devlin
Gli oltre 800 manufatti realizzato da 400 artigiani provenienti da più di 70 Paesi diversi, 85 dei quali esporranno per la prima volta in laguna, troveranno posto nelle scatole magiche progettate dalla designer britannica, che si appresta a vivere un autunno caldissimo poiché subito dopo la chiusura di Homo Faber ci sarà l’inaugurazione della grande retrospettiva a lei dedicata al Design Museum di Londra. Nel bacino dell’ex-piscina, per esempio, rischiarato da una mezzaluna luminosa, troveranno posto diverse declinazioni contemporanee, non soltanto coreane, della moon jar, il tradizionale vaso a forma di globo. Nell’ex-tipografia si divideranno lo spazio gli oggetti di legno e quelli nati dall’intreccio di materiali organici come il giunco, il salice e il vimini. Nella Sala degli Arazzi, dieci tra ceramisti, vetrai, tessitori e orafi lavoreranno sotto gli occhi dei visitatori in un atelier temporaneo. Nel Refettorio palladiano, un lunghissimo tavolo luminoso apparecchiato esclusivamente con oggetti bianchi e attraversato da un fascio di luce verticale, in dialogo con una riproduzione delle Nozze di Cana del Veronese, precederà l’esplosione di colore dell’ambiente successivo, dove troveremo un arcobaleno di pezzi in vetro, plastica e resina. A chiudere il percorso, lungo il Labirinto Borges, un imponente arazzo realizzato dalla manifattura Bonotto con materiali riciclati riprodurrà animali, uccelli, insetti e altre forme di vita che popolano la laguna veneziana, presenze discrete ma importantissime perché dalla loro presenza dipende la vivibilità di questo ecosistema anche per l’uomo. Tra le novità dall’edizione 2026 c’è anche il lancio di Homo Faber Finds, una piattaforma pensata per mettere in contatto gli espositori e i loro possibili clienti – da un lato, i collezionisti in cerca di unicità e valore, dall’altro, gli architetti e i designer in cerca di mani dalla straordinaria abilità capaci di trasformare in realtà le loro idee e realtà corporate interessate ad ingaggiarli – a testimonianza di una sempre maggiore convergenza tra alto artigianato, collezionismo e mondo del progetto.
Giulia Marani
L’articolo "La più grande manifestazione sull’artigianato contemporaneo arriva a Venezia. Ecco come sarà Homo Faber 2026" è apparso per la prima volta su Artribune®.