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Iran, la nuova strategia del terrore: gang criminali e lupi solitari arruolati per colpire in Europa

  • Postato il 9 giugno 2026
  • Di Panorama
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Iran, la nuova strategia del terrore: gang criminali e lupi solitari arruolati per colpire in Europa

Mentre cresce la tensione tra Teheran, Israele e Stati Uniti, l’Iran e le sue reti utilizzano sempre più spesso organizzazioni criminali europee, adolescenti reclutati online e «lupi solitari» per compiere attentati contro obiettivi israeliani, ebraici e occidentali. Il caso Foxtrot rivela un modello operativo che rende più difficile attribuire le responsabilità e mette sotto pressione intelligence e forze di sicurezza europee. Secondo un’analisi del The Soufan Center, centro di ricerca indipendente specializzato in terrorismo e sicurezza internazionale con sede a New York, l’Iran e le sue reti di proxy stanno ricorrendo sempre più spesso a organizzazioni criminali locali e a soggetti non affiliati per condurre operazioni clandestine in Europa e Nord America. Con l’aumento del livello di minaccia proveniente dall’Iran e dalle reti sostenute da Teheran, nel contesto dell’escalation tra Stati Uniti, Iran e Israele, le milizie filo-iraniane e le organizzazioni criminali stanno ricorrendo sempre più spesso a bande locali e a individui che agiscono da soli per portare a termine attentati pianificati.
Questa tattica è stata recentemente utilizzata dal gruppo criminale svedese Foxtrot, che ha reclutato un adolescente norvegese senza alcuna affiliazione per assassinare un obiettivo non identificato nel Regno Unito. Oltre al traffico di droga e di armi, Foxtrot vanta una lunga storia di attacchi contro bersagli considerati nemici dell’Iran, tra cui obiettivi israeliani ed ebraici in tutta Europa. Si registra inoltre una crescente tendenza a utilizzare giovani non affiliati per eseguire gli attacchi e a organizzare operazioni transfrontaliere.Attraverso l’impiego di ulteriori intermediari, l’Iran e i suoi alleati non solo aggiungono un ulteriore livello di protezione tra sé e il crimine, rendendo più difficile attribuirne la responsabilità, ma complicano anche il lavoro delle forze dell’ordine e delle agenzie di intelligence impegnate a identificare i responsabili e a prevenire tali azioni.

Gli arresti nel Regno Unito


Il 19 marzo, le autorità britanniche hanno fatto irruzione in una stanza d’albergo nel West Yorkshire per arrestare il diciannovenne norvegese Johannes Natland, accusato di pianificare l’assassinio di una persona residente nel Regno Unito. La polizia ha dichiarato che il giovane agiva per conto di Foxtrot, organizzazione criminale vicina all’Iran. La rete criminale svedese lo aveva contattato tramite una piattaforma social per affidargli un omicidio su commissione in cambio di oltre 28.000 dollari. Sebbene i dettagli completi del piano non siano stati resi pubblici, compresa l’identità del bersaglio, la corrispondenza tra Natland e un operativo di Foxtrot, identificato con il nome in codice «Agent 47», riguardante compensi, modalità dell’azione, acquisto di un revolver, di una pistola semiautomatica e di munizioni nascoste in una zona boschiva vicino a Manchester, confermerebbe la collaborazione tra il giovane e il gruppo criminale. Un procuratore coinvolto nel caso ha dichiarato al quotidiano The National che Foxtrot ha una consolidata abitudine a esternalizzare le proprie operazioni, in particolare quelle violente, reclutando giovani adulti e adolescenti vulnerabili, spesso ospitati in case famiglia, strutture psichiatriche o comunque isolati socialmente, attraverso social network e piattaforme di gaming. Secondo Sharon Hudson-Dean del Center for European Policy Analysis (CEPA), il reclutamento di adolescenti rappresenta una strategia deliberata per ridurre il rischio di conseguenze giudiziarie, poiché i responsabili non possono essere processati o interrogati come adulti. Foxtrot opera da anni in Svezia e nel resto d’Europa e ha progressivamente allineato le proprie attività agli obiettivi strategici iraniani, concentrandosi soprattutto su obiettivi israeliani ed ebraici. Il gruppo è stato fondato nel 2010 da Rawa Majid, cittadino svedese di origine curda nato in Iran, oggi latitante. Dopo aver lasciato la Svezia nel 2018 per trasferirsi tra Turchia e Kurdistan iracheno, Majid si è spostato in Iran nel 2023.

I legami con l’intelligence iraniana

Inizialmente coinvolta soprattutto in guerre tra bande e traffici di droga e armi nel Nord Europa, l’organizzazione ha progressivamente sviluppato legami con il Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza iraniano (MOIS), diventando uno strumento utile a Teheran per colpire i propri avversari sul continente europeo. Nel gennaio 2024 il gruppo avrebbe pianificato un attacco contro l’ambasciata israeliana a Stoccolma, lasciando esplosivi all’ingresso del complesso diplomatico. L’operazione fu però sventata prima della detonazione. Nello stesso anno due adolescenti danesi lanciarono granate contro l’ambasciata israeliana a Copenaghen, colpendo però una terrazza residenziale. Secondo le indagini, l’azione sarebbe stata coordinata con Foxtrot. I responsabili hanno dichiarato di essere stati motivati principalmente dal compenso economico e non da ragioni ideologiche. L’8 marzo 2026, inoltre, una rete familiare composta da tre fratelli e dalla loro madre ha collocato un ordigno esplosivo improvvisato davanti all’ambasciata americana di Oslo, causando danni all’ingresso ma senza provocare vittime. L’inchiesta è ancora in corso, ma alcuni elementi farebbero pensare a un coinvolgimento di Foxtrot. L’intelligence israeliana attribuisce diversi di questi episodi a sindacati criminali sostenuti dall’Iran, come Foxtrot, una valutazione condivisa anche dai servizi segreti svedesi. Tali attività hanno portato il Dipartimento del Tesoro statunitense a imporre sanzioni contro Foxtrot e contro Rawa Majid nel marzo 2025. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha citato esplicitamente i legami del gruppo con l’Iran e i contatti di Majid con la leadership politica della Repubblica Islamica. Nell’aprile 2026 anche il Regno Unito ha adottato un proprio pacchetto di sanzioni contro Foxtrot e il suo fondatore. Il caso Natland rappresenta solo l’ultimo presunto complotto collegato all’Iran contro obiettivi in Europa e negli Stati Uniti. Un elemento accomuna molte di queste operazioni: non vengono eseguite direttamente da agenti iraniani o da tradizionali proxy di Teheran, come Hezbollah libanese o alcune milizie sciite irachene, ma vengono affidate a organizzazioni criminali locali, cartelli della droga, bande giovanili e cosiddetti «lupi solitari», spesso privi di qualsiasi legame ideologico con l’Iran o con il bersaglio. Il ricercatore Guy Fiennes ha definito questo fenomeno una forma di sfruttamento delle reti della «gig economy» criminale presenti in Europa, secondo un modello definito «violenza come servizio», che riduce i rischi di individuazione e attribuzione.

Una serie di attacchi in Europa


Dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, scoppiata nella primavera del 2026, si è registrata una serie di attacchi e complotti contro obiettivi individuati da Teheran. A marzo una bomba è esplosa davanti a una sinagoga a Liegi, in Belgio. Nello stesso mese un’esplosione ha colpito una scuola ebraica ad Amsterdam. A Parigi le autorità hanno indagato su due giovani sospettati di preparare un attacco antisemita. A maggio l’FBI ha arrestato Mohammad Baqer Saad Dawood al-Saadi, esponente della milizia filo-iraniana Kataib Hezbollah, accusato di aver orchestrato piani contro sinagoghe e luoghi di culto ebraici a New York, California, Arizona, Canada ed Europa. Secondo gli investigatori, l’uomo offriva circa 10.000 dollari a organizzazioni criminali locali, lupi solitari e presunti membri di cartelli per eseguire gli attacchi. Al-Saadi gestiva inoltre una struttura di facciata chiamata Harakat Ashab al-Yamin al-Islamiya (HAYI), collegata a numerosi attentati incendiari, attacchi con ordigni esplosivi e sabotaggi contro banche, emittenti televisive e complessi direzionali in varie città europee. Nel Regno Unito le autorità hanno arrestato una cellula composta da cittadini iraniani accusati di sorvegliare diversi siti ebraici. Nello stesso periodo si sono verificati un incendio doloso contro un servizio di ambulanza della comunità ebraica e l’accoltellamento di due uomini ebrei a Londra. Nel complesso, questi episodi e il crescente ricorso a intermediari di secondo e terzo livello mostrano la strategia iraniana di ampliare la propria rete operativa nel contesto dello scontro con Stati Uniti e Israele. Con le proprie capacità militari e quelle dei tradizionali gruppi alleati in difficoltà, Teheran sembra puntare sempre più su bande criminali locali, milizie e individui senza alcun legame diretto con il conflitto. Si tratta di una strategia nata da esigenze operative e da una relativa debolezza, ma che non va interpretata come una vulnerabilità totale. Al contrario, rappresenta un adattamento che rende sempre più sfumati i confini tra attori statali ostili, gruppi terroristici, criminalità organizzata e lupi solitari, creando nuove sfide per Stati Uniti, Regno Unito, Unione Europea e i loro partner nel monitorare, prevenire e perseguire attacchi contro infrastrutture, luoghi di culto e cittadini.

Autore
Panorama

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