Imam di Torino, espulsione confermata: per la Corte Mohamed Shahin rappresenta un rischio per la sicurezza dello Stato
- Postato il 28 novembre 2025
- Di Panorama
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La vicenda di Mohamed Mahmoud Ebrahim Shahin, l’imam della moschea di Torino divenuto negli ultimi anni una figura visibile nelle mobilitazioni pro-Palestina, entra in una fase decisiva. La Corte d’Appello di Torino ha infatti confermato il suo trattenimento nel CPR di Caltanissetta, respingendo le obiezioni della difesa e validando il provvedimento di espulsione disposto dal Ministero dell’Interno per motivi di sicurezza dello Stato. Si tratta di una decisione dal peso politico e sociale notevole, anche perché il percorso che ha portato a questo punto non è affatto improvviso: è il risultato di una serie di valutazioni, segnalazioni, atti amministrativi e interventi pubblici che, messi insieme, compongono un quadro che le autorità hanno definito “allarmante”. L’episodio più evidente, quello che ha attirato l’attenzione dell’autorità giudiziaria, risale al 9 ottobre 2025, durante un raduno pro-Palestina a Torino. Qui, parlando dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, Shahin afferma al microfono: «Sono d’accordo con quello che è successo il 7 ottobre. Non è una violenza».
Una frase che, isolata, potrebbe sembrare una provocazione politica. Ma in un contesto di tensione internazionale, pronunciata da un imam con un ruolo di guida per molti manifestanti, assume — secondo la Corte — un significato decisamente più profondo. Non una semplice opinione, ma una forma di adesione simbolica a un episodio di violenza. È questo il passaggio che nel decreto viene indicato come capace di “creare instabilità e disordine”, proprio perché proviene da una figura percepita come carismatica, ascoltata e autorevole in piazza. Ma il caso Shahin non nasce con quella manifestazione. Negli anni, diversi elementi avevano già attirato l’attenzione delle forze dell’ordine.
- Nel 2012 era stato fermato insieme al genovese Giuliano Ibrahim Del Nievo, poi partito per unirsi a gruppi jihadisti in Siria dove è morto.
- Nel 2018 compare in una conversazione intercettata durante un’indagine su Elmahdi Halili, poi condannato per apologia del terrorismo.
- Nel 2025 è coinvolto in due procedimenti penali per episodi avvenuti durante cortei pro-Palestina.
- Più in generale, la Questura descrive un percorso di radicalizzazione religiosa con tratti antisemiti.
Molte di queste informazioni, sia negli atti amministrativi sia nei fascicoli penali, sono classificate o coperte da divieti di ostensione (una misura con cui l’autorità giudiziaria o amministrativa impedisce la visione, la consultazione o la copia di determinati atti o documenti contenuti in un procedimento). Un dettaglio che la Corte non ignora: se le autorità non possono rivelare integralmente la documentazione, è perché contengono valutazioni e informazioni considerate particolarmente delicate. Un tassello spesso dimenticato, ma richiamato nelle carte, risale all’8 novembre 2023. In quella data il Ministero dell’Interno aveva già rigettato la domanda di cittadinanza italiana presentata da Shahin. La motivazione? Nel decreto si affermava che erano emersi elementi che non consentivano di escludere possibili pericoli per la sicurezza dello Stato. Una formula che pochi richiedenti si vedono recapitare e che, letta oggi, appare come un primo segnale della linea che lo Stato avrebbe poi intrapreso.È infatti sulla base di queste valutazioni, unite alle frasi pronunciate nelle piazze e ai procedimenti penali aperti, che le autorità tracciano una conclusione netta: la permanenza di Shahin sul territorio nazionale rappresenta un rischio per la sicurezza dell’intero Paese.
Dall’altra parte, la difesa non si è limitata a una contestazione formale, ma ha presentato un ricco ventaglio di obiezioni, cercando di smontare pezzo per pezzo l’impianto costruito dalle autorità.Gli avvocati sostengono innanzitutto che il decreto del Questore non avrebbe una motivazione autonoma, perché ricalcherebbe in modo meccanico quello del Ministero dell’Interno senza una valutazione individuale. Secondo loro, la legge impone un esame specifico e puntuale del caso, mentre qui ci si sarebbe limitati a un copia-incolla. Non solo. La difesa ha anche messo in discussione la validità della firma presente sull’atto, sostenendo che il funzionario che lo ha sottoscritto non avrebbe avuto il potere di farlo o che comunque mancherebbe una delega esplicita del Questore. Altro punto importante: secondo gli avvocati, essendo stata presentata una domanda di protezione internazionale, Shahin avrebbe avuto diritto a misure alternative al trattenimento, come l’obbligo di firma o un’applicazione meno restrittiva della legge. E non è tutto. La difesa contesta perfino la legittimità costituzionale dell’articolo che regola il trattenimento nei CPR, sostenendo che questo strumento permette una limitazione della libertà personale non sufficientemente regolata dal legislatore. In aula Shahin ha poi negato di aver mai inneggiato a Hamas e ha parlato a lungo della sua attività sociale, religiosa e di mediazione nella comunità islamica torinese. Secondo la sua versione, si tratterebbe di affermazioni estrapolate e fraintese nel clima acceso delle manifestazioni. La Corte d’Appello ha respinto una per una le contestazioni della difesa, e lo ha fatto con argomentazioni molto nette.
- La motivazione del Questore, anche se sintetica, è sufficiente perché richiama elementi concreti e documentati.
- La firma è valida, perché il funzionario era dotato di delega.
- Le misure alternative non sono applicabili agli espulsi per ragioni di sicurezza nazionale: la legge lo esclude espressamente.
- La questione di costituzionalità è già stata dichiarata inammissibile dalla Corte Costituzionale.
E intanto la Commissione territoriale di Siracusa, chiamata a esaminare la domanda d’asilo presentata da Mohamed Mahmoud Ebrahim Shahin, ha già espresso un giudizio: richiesta respinta. Alla fine, ciò che sembra avere più peso nella decisione è l’insieme degli elementi: le frasi del 9 ottobre, il ruolo pubblico dell’imam, i contatti risalenti, gli atti coperti da segreto, il diniego della cittadinanza del 2023 e il doppio coinvolgimento in procedimenti penali collegati alle manifestazioni. La Corte scrive chiaramente che una figura come Shahin, in un momento di forte conflittualità internazionale, può influenzare la piazza in modo imprevedibile e potenzialmente destabilizzante. E che il suo messaggio, in quel contesto, rappresenta un rischio reale per l’ordine pubblico. In queste condizioni, conclude il decreto, il trattenimento nel CPR non solo è legittimo, ma anche necessario.
Con la convalida del trattenimento, la Corte d’Appello di Torino conferma di fatto la linea del Ministero dell’Interno: Shahin resta a Caltanissetta in attesa della conclusione della procedura di espulsione dall’Italia. Per inquadrare ulteriormente la vicenda abbiamo raggiunto l’Onorevole Augusta Montaruli (Fdi) che ha piu’ volte denunciato la pericolosità della situazione: «La notizia della convalida dell’espulsione dell’imam di Torino conferma evidentemente gli elementi di pericolosità per l’interesse nazionale e di conseguenza la necessità di un’espulsione immediata. Ringraziamo il governo per aver protetto Torino e la nostra Nazione. Grave e’ invece che in questi giorni abbiano manifestato esponenti dei partiti che amministrano la nostra città a difesa di un soggetto che ha predicato l’odio, ha rivendicato quale non violenta l’azione di Hamas contro Israele, ha quindi giustificato un attentato terroristico e sopratutto si è distinto anche in passato per la sua aderenza alla Fratellanza musulmana, organizzazione attenzionata sul piano internazionale. Il fatto che l’imam abbia svolto iniziative con personaggi di partiti e associazioni non giustifica il primo ed aggrava la posizioni di questi ultimi. Perché la sinistra cittadina va a braccetto e difende la fratellanza musulmana, perché fa da scudo a chi manda messaggi d’odio, perché difende un soggetto pericoloso e antisemita. Perché la sinistra non si e’ schierata con lo stato dando credito a un soggetto pericoloso per la sicurezza nazionale? Il problema non è la mia interrogazione al Viminale che sono orgogliosa di aver presentato ma il fatto che non sia stata la sinistra a prendere le distanze e allontanare e segnalare chi ha dato evidenti segnali di pericolosità».