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Il Segretario Hegseth destituisce il capo di Stato Maggiore dell’Esercito Usa Randy George: “Vuole affidare il ruolo ad una persona vicina alla visione di Trump”

  • Posted on April 3, 2026
  • Mondo
  • By Il Fatto Quotidiano
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Il Segretario Hegseth destituisce il capo di Stato Maggiore dell’Esercito Usa Randy George: “Vuole affidare il ruolo ad una persona vicina alla visione di Trump”

Il Segretario della Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha formalmente richiesto le dimissioni e il ritiro immediato dal servizio del generale Randy George, attuale capo di Stato Maggiore dell’Esercito. La notizia, anticipata da CBS News e The Hill, è stata confermata da fonti del Pentagono. Sean Parnell, portavoce capo del Dipartimento della Difesa, ha annunciato ufficialmente che George “si dimetterà dalla carica di 41° Capo di Stato Maggiore dell’Esercito con effetto immediato”. Alla base del drastico provvedimento ci sarebbe la volontà dell’amministrazione di affidare la guida dell’Esercito a una figura ritenuta più adatta ad attuare la visione militare del presidente Donald Trump.

L’ascesa di LaNeve e la rimozione di altri due generali

A prendere le redini dell’Esercito degli Stati Uniti in veste ad interim sarà il generale Christopher LaNeve. La sua nomina rappresenta il culmine di un’ascesa fulminea: ufficiale a due stelle fino a soli due anni fa, LaNeve ha ricoperto il ruolo di principale aiutante militare dello stesso Segretario Hegseth, prima di essere nominato a sorpresa vice capo di Stato Maggiore dal presidente Trump lo scorso ottobre. L’esautoramento di George non rappresenta un caso isolato. In un’azione che delinea una profonda ristrutturazione dei vertici militari, Hegseth ha destituito contemporaneamente anche altri due alti ufficiali: il generale David Hodne e il maggiore generale William Green.

Il profilo di Randy George

Il mandato del generale Randy George, che di prassi ha una durata quadriennale, è stato interrotto bruscamente a poco più di due anni e mezzo dal suo insediamento. Ufficiale di carriera della fanteria e diplomato a West Point, George era stato nominato dall’ex presidente Joe Biden, assumendo il ruolo nell’autunno del 2023 dopo la conferma del Senato. In precedenza, tra il 2021 e il 2022, aveva servito come assistente militare senior dell’allora Segretario della Difesa Lloyd Austin.

Le purghe dell’amministrazione Trump e il peso della guerra in Iran

Il rimpasto ai vertici del Pentagono si inserisce in un clima di forte tensione e instabilità all’interno dell’intera amministrazione statunitense. Questa mossa fa seguito a licenziamenti clamorosi avvenuti di recente, come la rimozione della procuratrice generale Pam Bondi e il licenziamento della Segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem, avvenuto il mese scorso. Secondo indiscrezioni raccolte dal magazine The Atlantic, fonti vicine alla Casa Bianca confermano che sono in corso “discussioni attive” su ulteriori e imminenti epurazioni. Nel mirino dell’amministrazione ci sarebbero figure di primissimo piano: il direttore dell’FBI Kash Patel, il Segretario dell’Esercito Daniel Driscoll e la Segretaria del Lavoro Lori Chavez-DeRemer.

Le fonti, parlando in condizione di anonimato, precisano che i tempi per questi eventuali licenziamenti sono ancora incerti e che Donald Trump non ha ancora preso una decisione definitiva. Su questa fase di forte instabilità governativa e di rimozioni a catena sembrano pesare anche fattori di politica estera: la presidenza deve infatti fare i conti con un fisiologico nervosismo dettato dal calo dei consensi nei sondaggi, una flessione che gli analisti collegano direttamente al lancio dell’attuale guerra contro l’Iran.

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