Giappone, abbattuta l’anomalia giuridica che durava dal 1947: sì all’affidamento condiviso dei minori in caso di divorzio
- Posted on April 3, 2026
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- By Il Fatto Quotidiano
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Okāsan (mamma) è sempre la mamma, ma anche Otōsan (papà) conta e ha i suoi diritti. E così mercoledì, finalmente, è stata decretata la fine di quella anomalia giuridica che è stata fin dal 1947 l’affidamento esclusivo dei minori, in caso di separazione dei genitori. Troppo a lungo questa interpretazione della legge, considerata da molti giapponesi una norma, ha consentito che a seguito di allontanamento o di divorzio, l’autorità genitoriale sui figli potesse essere attribuita a un solo genitore, con la totale esclusione dell’altro. Ci sono voluti anni di proteste e di testimonianze per arrivare a questo primo di aprile, giorno in cui è entrata in vigore la modifica della legge che consentirà l’affidamento congiunto dopo il divorzio, con il sano obiettivo di permettere a entrambi i genitori (se non pericolosi per i bambini) di partecipare all’educazione dei figli in un contesto familiare contemporaneo sempre più diversificato.
Nello specifico, il codice civile giapponese permetterà ai genitori divorziati di scegliere tra l’affidamento esclusivo e quello congiunto, in contrasto con il sistema in vigore fino a pochi giorni fa. La nuova legge potrà inoltre essere applicata retroattivamente a coloro che hanno già divorziato.
Ed era ora che la legge venisse aggiornata, specialmente dopo le tante esperienze che hanno testimoniato come l’allontanamento tra genitori e figli e le eccessive restrizioni imposte alle relazioni dopo il divorzio, abbiano portato a pesanti conseguenze sui genitori allontanati, che sono al 90% i padri, così come sulle bambine e sui bambini esclusi dal rapporto. Decenni di lotte a suon di querele, tentativi di mediazione, appostamenti davanti casa per riuscire a incrociare per qualche minuto i bambini, insieme alle proteste presso le rispettiva ambasciate nel caso di padri stranieri (che sono stati attivamente determinati nel voler cambiare la legge) hanno causato danni psicologici ai figli, e punito ingiustamente il genitore escluso.
Si sono anche verificati casi di suicidio da parte di padri che non hanno retto la situazione, costretti a non poter più vedere i propri cari. Eppure c’è voluto tanto tempo, perché il sistema giudiziario nipponico ha testardamente ignorato la convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’infanzia, nonostante le molte azioni legali intraprese da coloro che contestavano l’incostituzionalità di un sistema giuridico che non garantiva al coniuge non affidatario di incontrare figli e figlie. Ora il Ministero della Giustizia afferma che la riforma mira a porre “l’interesse superiore del minore” al centro degli accordi post-divorzio.
Ma perché si è aspettato così a lungo? Una possibile risposta risiede in una combinazione di fattori storici, culturali e politici. Storicamente alle madri è stata garantita circa l’ 85% di custodia esclusiva delle figlie e figli, perché fino alla più recente attualità il “modello di famiglia nipponica” riteneva che fosse la madre a doversi occupare della gestione dei figli, infatti non è raro che una donna si licenzi dal lavoro, anche se particolarmente qualificato non appena incinta, per riprendere a lavorare per lo più part-time e senza possibilità di carriera quando i pargoli abbiano raggiunto l’età per frequentare le scuole superiori. Culturalmente si è spesso considerato che il rapporto madre-figli sia qualcosa di talmente speciale e al di sopra di quello con il padre, da costituire un’unità inscindibile. Inoltre, dopo la separazione dal coniuge viene considerato come norma socialmente accettabile e auspicabile, tagliare nettamente i contatti con l’altro genitore, per il timore di discussioni inappropriate e violenze.
La possibile violenza domestica è uno dei punti cruciali del mantenimento decennale della custodia esclusiva alle madri, tuttavia sebbene risultino casi di separazione a causa di mariti o compagni violenti, succede anche che la paura di ritorsioni e abusi da parte degli ex- partner, sia usata impropriamente per escluderli. A tal proposito la legge appena approvata stabilisce che nei casi in cui sussista il rischio di violenza domestica o di maltrattamenti, il tribunale della famiglia stabilirà inevitabilmente l’affidamento esclusivo. Tuttavia, permangono dubbi sulla capacità del tribunale di valutare accuratamente la violenza domestica e di riconoscere gli abusi psicologici. Politicamente infine, il partito conservatore Liberal Democratico guidato dalla prima ministra donna del Giappone, Takaichi Sanae, e stabilmente al governo dal dopoguerra, (con una breve pausa dal 1993 al 1994) ha voluto a mantenere questa sorta di convenzionalità e tradizione. La società giapponese continua a evolversi, ed era giunto il momento di rendere entrambi i genitori ai 180.000 minori, figli di divorziati (dati del Ministero della Giustizia, 2021).
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