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Conte, addio bandiera rossa: Giuseppi è una banderuola

  • Posted on April 3, 2026
  • Politica
  • By Libero Quotidiano
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Conte, addio bandiera rossa: Giuseppi è una banderuola
Conte, addio bandiera rossa: Giuseppi è una banderuola

Il Pci-Pds-Ds-Pd è passato da Karl Marx a Groucho Marx, noto per una fulminante battuta: «Questi sono i miei principi. Se non vi piacciono ne ho degli altri». Infatti, da nemici esistenziali del M5S, ora stanno per convolare a nozze. (...) Giuseppe Conte, inafferrabile come la nebbia, è il leader perfetto del campo largo dove c’è di tutto. Ricorda il pirandelliano Uno, nessuno, centomila. Non a caso Aldo Grasso lo soprannominò “camaleConte”.

Vedendo tutte le piroette politiche che ha fatto in otto anni di vita pubblica, viene da pensare proprio al camaleonte di Trilussa: “Tu ciai le tinte sempre pronte:/ quanti colori che t’ho visto addosso!/ L’hai ripassati tutti! Er bianco, er nero,/ er giallo, er verde, er rosso.../ Ma che diavolo c’hai dentr’ar pensiero?/ Pari l’arcobbaleno!”. Non si tratta solo dei vari temi di politica interna. In questi giorni – grazie allo scoop di Libero - è venuto al pettine il nodo più delicato, quello della politica estera, della collocazione internazionale dell’Italia.

 

 

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Già il 10 ottobre scorso Antonio Polito, in un intervento video sul sito del Corriere intitolato “Tu vuo’ fa’ l’Americano e l’Albanese. Conte-Zelig in politica estera”, spiegava: «Le doti da Zelig della politica di Giuseppe Conte (Zelig nel senso del trasformista del film di Woody Allen) erano note da tempo. D’altra parte in passato gli hanno consentito di governare l’Italia da Palazzo Chigi sia con la destra leghista, sia con la sinistra del Pd. Ma è in occasione dei grandi eventi della politica internazionale che queste doti risaltano maggiormente. Nella stessa giornata infatti il capo dei Cinque Stelle è riuscito a fare sia l’Americano, sia l’Albanese (Albanese nel senso di Francesca Albanese). Da un lato ha reso omaggio a Trump dandogli il merito della tregua a Gaza... Eppure nello stesso giorno (...) mentre a Bruxelles si alleava con la destra di governo, a Roma Conte accusava quello stesso governo di cui Salvini è il vicepresidente di silenzio complice col genocidio, schierandosi così con gli slogan più estremi delle piazze».

In questi giorni Conte, dopo la vittoria referendaria del No su cui ha messo subito il cappello, ha chiesto le primarie del campo largo lanciando la sua volata verso Palazzo Chigi. Forte dei sondaggi fra gli elettori di sinistra e di sponsorizzazione importanti come quella di Paolo Mieli sul Corriere della sera che ha esortato la Schlein a farsi da parte. Il leader del M5S sta per sfornare perfino un libro autocelebrativo.

Tutto sembrava andare per il meglio. Sennonché è arrivato l’imprevisto, la classica tegola in testa: lo scoop di Libero sul pranzo con l’amico americano, il trumpiano Paolo Zampolli, amico e collaboratore del Presidente Usa che oggi, a sinistra, è considerato poco meno del Diavolo. Infatti la linea di politica estera della sinistra è una sola: opporsi a Trump, dipingerlo come il male, il pericolo pubblico numero 1 dell’umanità. Per questo Conte, appena è uscito lo scoop di Libero, è corso ai ripari: ha risposto subito, irato, e ha rivendicato di aver tenuto, con Zampolli, un atteggiamento durissimo contro le iniziative di Trump. Mario Sechi ha già spiegato, ieri, le tante cose che non tornano nella replica del leader del M5S. Aggiungo qualche dettaglio.

 

 

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Conte afferma che l’incontro è avvenuto «su precisa richiesta del sig. Zampolli avanzata» addirittura «con lettera formale nella quale ha esibito le sue credenziali di Special Envoy of the President Trump for Global Partnership». Ma Zampolli, intervistato, la racconta diversamente: «L’incontro non fa parte della mia missione» (di inviato speciale Usa). A chi gli ha chiesto il perché di quel pranzo ha risposto: «Giuseppe è un amico, è anche un amico del presidente Trump, tanto che lo chiama Giuseppi. Non lo vedevo da tempo, mi sono incontrato con Conte per salutarlo. Abbiamo fatto una chiacchierata come fanno gli amici».

Conte scrive: «Quale leader di un partito di opposizione ho ritenuto di accettare l’invito a questo incontro». Ma leader del principale partito di opposizione è Elly Schlein di cui Zampolli dice: «Non la conosco, non so chi sia». Mentre è amico di “Giuseppi” che ha annunciato solennemente: «Ho incaricato il Sig. Zampolli di riferire al presidente Trump da parte mia che considero questi attacchi all’Iran completamente contrari al diritto internazionale per cui vanno fermamente condannati».

Zampolli però ha spiegato ai giornali: «Non mi occupo di questioni politiche che sono di competenza dell’ambasciatore Usa in Italia. La nostra è stata solo una colazione amichevole». Come stanno le cose? Secondo Paolo Mieli «Conte dice di non aver cambiato idea sulla guerra all’Iran e di averlo detto a Zampolli il quale però dice che Conte non avrebbe criticato le scelte della Casa Bianca». Anche il Pci-Pd è stato spesso disinvolto cambiando bandiera rossa in banderuola rossa. Ma oggi come possono dare la leadership a un esterno che ha la metà dei loro voti, che è amico di Trump e che ha chiesto a Zampolli «di salutargli il presidente»?

 

 

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Lia Quartapelle, deputata Pd, ha commentato: «I resoconti dell’incontro Conte-Zampolli spiegano perché sia pericolosamente illusoria l’idea di un patto in cui in cambio di garanzie sulla linea politica il Pd cede la leadership a Conte». È vero che sabato scorso, poco prima dell’incontro di Conte con l’uomo di Trump, alla manifestazione romana “No Kings” – il movimento contro Trump – ha preso parte una delegazione del Movimento 5 Stelle. Ma Filippo Sensi, altro Pd, è drastico: «Non capisco la sorpresa per un leader di un movimento di destra che incontra l’emissario di un Presidente di destra».

Del resto in un’intervista a Repubblica del 25 agosto 2024 (c’era Biden alla Casa Bianca) Conte già accusava la Meloni: «Si è inchinata a Washington». E sulla campagna presidenziale che stava iniziando, all’intervistatore che gli chiedeva se sperava in una presidenza Harris o un bis di Trump, Conte rispondeva: «Giudicheremo la prossima presidenza sui fatti». Dunque Harris o Trump? Risposta: «Noi, come forza alternativa a Meloni per il governo del Paese, dovremo dialogare con qualunque presidente sarà eletto dai cittadini americani». Ma Trump non è una minaccia per la democrazia? Risposta: «Non condivido, la libera scelta dei cittadini non è mai una minaccia per la democrazia». Qui Conte non demonizza Trump. È suo amico. Ma c’è anche il M5S che tuona e manifesta contro Trump. Nel camaleConte non c’è un pensiero politico, un’ideologia, una visione dell’occidente. C’è solo tattica.

 

 

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Libero Quotidiano