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Cieli su Torino: La grande festa per i trent’anni dei Subsonica

  • Posted on April 4, 2026
  • Cultura
  • By Quotidiano Piemontese
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Cieli su Torino: La grande festa per i trent’anni dei Subsonica

TORINO –  Ci sono traguardi che si misurano in anni, e altri che si misurano in intensità. I Subsonica ne hanno compiuti trent’anni di entrambi, e la scelta di celebrarli nelle Officine Grandi Riparazioni di Torino — luogo che porta nel nome stesso la vocazione alla trasformazione — non poteva essere più eloquente. Quattro serate, tutte sold out, numeri che raccontano da soli il peso specifico di una band che ha riscritto il DNA del rock elettronico italiano.

L’allestimento: un’architettura del suono

Prima ancora di parlare di musica, va riconosciuto il coraggio produttivo di questo progetto. La Sala delle Fucine delle OGR è stata ripensata nella sua interezza come spazio da vivere interamente: tre palchi distinti — Front Stage, Left Stage, Right Stage — hanno frammentato e ridisegnato la geografia del live, costringendo il pubblico a seguire la band nei suoi spostamenti. Oltre trenta pannelli e vidiwall sincronizzati, appesi alle pareti laterali e al soffitto della navata industriale, hanno trasformato ogni brano in un’esperienza visiva totale, immersiva, quasi architettonica. Non un semplice concerto, ma un ambiente sonoro nel senso più pieno del termine.

L’apertura: radici ed energia

Il live si apre senza mediazioni con SondeAbitudine e L’errore, tre brani che fissano subito le coordinate stilistiche della serata: elettronica tagliente, ritmica precisa, e la voce di Samuel capace di muoversi con naturalezza tra tensione e abbandono. È un’apertura che non concede nulla alla retorica celebrativa, ma che sceglie di entrare nel vivo del repertorio con rispetto e urgenza.

I classici e gli ospiti

La serata si sviluppa poi attraverso alcuni dei pilastri della discografia Subsonica. Liberi tutti diventa un momento di festa collettiva con la partecipazione sul palco di Willie Peyote, altra leggenda torinese la cui presenza suona come un passaggio di testimone tra generazioni della stessa scena cittadina. Dall’ultimo lavoro, Terre Rare, trovano spazio Il Tempo in Me e Radio Mogadiscio, dimostrando come la band sappia integrare il nuovo senza fratture con il proprio canone. Tornano poi i classici: Nuova ossessione e la celeberrima Nuvole rapide scatenano le reazioni più immediate del pubblico, a conferma che certe canzoni hanno ormai smesso di appartenere soltanto a chi le ha scritte.

Il cuore del concerto: tre palchi, tre anime

Con Cose che non hoLivido amniotico — eseguita insieme a Veronika in un duetto di rara intensità — e Dentro i miei vuoti, il concerto si sposta verso una dimensione più intima, che prepara il terreno per il momento semi-acustico sul Left Stage. Qui, Incantevole e Tutti i miei sbagli vengono restituite nella loro forma più essenziale, spogliate degli strati elettronici: canzoni che reggono il peso di trent’anni senza mostrare cedimenti, anzi, rivelando una solidità melodica che l’arrangiamento pieno a volte nasconde.

Sul Right Stage si consuma poi uno dei passaggi più celebrativi della serata: l’arrivo di Pierfunk, storico bassista della band, trasforma il palco in un club di altissima classe. Funk StarOnde quadre e Radioestensioni — quest’ultima dedicata esplicitamente al mito delle radio torinesi e a Radioflash in particolare, emittente che fu incubatore generazionale per tutta una scena — scatenano una risposta collettiva di rara intensità. Un omaggio alle radici, mai nostalgico, sempre vitale.

Il gran finale

Il ritorno sul Front Stage si apre con il momento forse più toccante del concerto con “Straniero” da Terre Rare, sul palco con la band, TÄRA, cantante palestinese, a testimoniare l’impegno sociale e politico della band, da sempre sentito come un’urgenza. Ormai si prosegue in un’orgia di suoni e arrivano Discolabirinto che riporta il concerto sul piano della danza come rito collettivo; L’ultima risposta aggiunge una tensione quasi cinematografica.

Poi il momento più carico di significato simbolico: Up Patriots to Arms di Franco Battiato, eseguita con rispetto ed energia, come omaggio dovuto a uno dei padri dell’avanguardia elettronica italiana. E infine Il cielo su Torino, brano-manifesto, dichiarazione d’amore a una città che quella notte li guardava dall’alto attraverso trenta pannelli accesi. La chiusura è affidata, come da tradizione consolidata, a Strade e Preso blu: pezzi che non finiscono mai davvero, perché il pubblico dei Subsonica li porta via con sé ogni volta, come se fossero propri.

Cieli su Torino 96-26 non è stato un concerto celebrativo ma un vero e proprio rito collettivo ed un ringraziamento alla città di Torino, unita insieme a loro in un grande abbraccio lungo una settimana che ha visto anche la mostra fotografica itinerante sotto i portici della città, lo spettacolo “RimAngO SubsOnicO – Istantanee di un attimo che passerà”, esperienza d’ascolto e documentario dal vivo creato dal “musicteller” Federico Sacchi, ideato per omaggiare i trent’anni di carriera dei Subsonica nell’ambito del progetto “Cieli su Torino 96-26”.

Sul finale il momento dei ringraziamenti per tutti quelli che hanno collaborato, che sono davvero tantissimi, per Live Nation che ha permesso di realizzare in sinergia uno show di tale portata, fino al pubblico che non ha mai abbandonato la band dai suoi esordi fino a questo grande momento celebrativo.

I Subsonica restano tra i pochi artisti italiani capaci di costruire un linguaggio musicale riconoscibile e di abitarlo con coerenza nel tempo. Torino, come sempre, li ha accolti. E loro, come sempre, le hanno restituito qualcosa di più grande.

Foto e Report Paolo Pavan/QP.

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Quotidiano Piemontese