Carosino omaggia San Francesco: “Il Cantico dell’Amore” per gli 800 anni tra fede, cultura e identità nel Tarantino
- Postato il 8 giugno 2026
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- Di Paese Italia Press
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CAROSINO (Ta). Non solo commemorazione. Non solo un libro. L’appuntamento che venerdì 12 giugno 2026, alle 19.30, porterà nella chiesa di San Francesco a Carosino, provincia di Taranto, la presentazione de “Il Cantico dell’Amore – Sui passi di Francesco dalla Parola al Mistero”, edizioni Solfanelli, è il tentativo di “strappare” San Francesco all’agiografia e restituirlo al confronto. Otto secoli dalla morte, e il Poverello d’Assisi torna a essere domanda: che cosa resta del suo scandalo in una terra, il Tarantino, che di ferite e smarrimenti ne conosce fin troppe?
L’iniziativa, col patrocinio della parrocchia Santa Maria delle Grazie, si inserisce ufficialmente nel calendario delle celebrazioni nazionali per l’ottavo centenario. Ma è dal Sud che parte un segnale. A Carosino, 6mila anime alle porte di Taranto, la comunità sceglie di non delegare a Roma o ad Assisi il monopolio della memoria. Se ne fa avamposto. Il volume, curato da Franca De Santis con il coordinamento scientifico di Pierfranco Bruni, è una collettanea che mette insieme accademia, giornalismo, Chiesa e territorio. Dentro ci sono le firme di Marilena Cavallo e Floriano Cartanì, entrambi presenti alla serata con propri contributi. A introdurre sarà don Filippo Urso, parroco di Santa Maria delle Grazie. Le conclusioni a don Francesco Nigro, direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose. Parola, musica e meditazione si intrecceranno con gli interventi di Michele Mancone e Arcangelo Conzo, mentre Palma Pomes e Mario Montanaro leggeranno brani dal testo.
La presenza di Pierfranco Bruni non è neutra. Intellettuale da sempre attestato sui temi dell’identità, della memoria e delle “radici spirituali del Mediterraneo”, Bruni porta nel dibattito francescano una torsione geopolitica e culturale. Il suo francescanesimo non è solo saio e lodi: è interrogazione sul Mediterraneo come spazio di crisi e di possibile rinascita. In una terra come quella ionica, segnata da Ilva, Xylella, disoccupazione e fuga dei giovani, il Cantico delle Creature diventa manifesto politico: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra madre terra…». Parole che, recitate a Carosino, suonano come un atto d’accusa e insieme una proposta. A chi appartiene la terra? Chi la custodisce? E chi, invece, la consuma?
Il francescanesimo, negli ultimi anni, è stato egemonizzato dal lessico dell’ambientalismo istituzionale e dalle grandi encicliche. Il rischio è la neutralizzazione. Da Carosino arriva invece un tentativo di ri-territorializzazione: riportare Francesco nel perimetro del conflitto sociale, della povertà scelta, della fraternità come pratica eversiva. Non è un caso che tra i relatori ci sia Cartanì, giornalista che nel libro muove «lungo il filo di un francescanesimo capace ancora oggi di interrogare la società moderna, spesso segnata da smarrimento e conflitti interiori».
Don Filippo Urso aprirà, don Francesco Nigro chiuderà. In mezzo, la cultura laica. È lo schema di una Chiesa che non ha paura di contaminarsi e che, nel nome di Francesco, prova a ricostruire un lessico comune con intellettuali e docenti. Nigro, in particolare, offrirà «una chiave di lettura spirituale del messaggio francescano nel nostro tempo». La domanda, però, resta aperta: la spiritualità basta a ricucire le fratture di una comunità? O serve che la parola diventi pietra, scelta,
Il Cantico dell’Amore è un’operazione culturale che si inserisce in un vuoto: quello di una politica che fatica a parlare il linguaggio della riconciliazione e della custodia. Carosino, come precedentemente Grottaglie con due appuntamenti già svolti in due meravigliose strutture religiose, con il suo appuntamento, si candida a tappa meridionale di un pellegrinaggio nazionale che non può restare solo liturgia. Perché se è vero che «la memoria continua, come spesso sottolinea Pierfranco Bruni, generare luce, cultura e speranza», è altrettanto vero che luce, cultura e speranza, senza scelte, restano retorica.
L’ingresso è libero. Il parcheggio, ampio, è a lato della chiesa di San Francesco, corso Umberto I. Ma il posto che davvero si chiede di occupare, venerdì 12 giugno, è un altro: quello della coscienza. Otto secoli dopo, Francesco non cerca devoti. Cerca interlocutori. E Carosino, per una sera, prova a rispondere.
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